Dai, no. Non spaventatevi, non è un'incursione della lega a pochi giorni dalle elezioni. E' "solo" il titolo definitivo del film di cui ho parlato nel mio ultimo post - ahi ahi, lo so, era il luglio 2007 ma ...su Intraisass vedo tanto "alpinismo" e io di alpinismo so poco, preferisco leggere e imparare.
Quello che so invece è che il prestigioso Lab80 di Bergamo ha prodotto il film "Quelli che stanno a Nord" di Maurizio Panseri e Alberto Valtellina. E' la storia della Nord (Ovest) della Presolana e qui, anche se di alpinismo non so, ci abito, in Presolana e sono fiero che questi amici, coinvolgendo guide come il giovane Roby Piantoni di Colere, abbiano saputo tracciare una storia della gente di Scalve che vive all'ombra di quella splendida montagna.
Vi aspettiamo venerdì 4 aprile a Clusone: le info qui - www.orme.tv/presolana/pro.html . Insomma, con 'sta storia delle montagne figlie di un Sasso Minore, direi che sarebbe tempo di cambiare un po' aria, no? Da Ognidove, un Augh.
La storia dell’alpinismo la si legge sui libri che la raccontano o se ne trovano riscontri importanti nelle autobiografie dei “grandi” che ne sono stati protagonisti con le loro imprese, altre volte vi ci si imbatte ripetendo certe vie di arrampicata, sapendone cogliere il significato storico. Giorni fa mi telefona un amico, uno di quelli che “vanno” e che, sapendo della mia buona conoscenza della storia dell’alpinismo, pensa (forse) che io sia in grado se non di dare spiegazioni, almeno di capire i termini della questione che intende propormi. “Siamo andati a fare la fessura sulla parete Sud della Torre di Valgrande. Altro che sesto grado: ma che roba è? Siamo a livello di settimo grado, ma la via è del 1941. Ma allora i “grandi” non sono solo quelli scritti sui libri. Ce ne sono altri cui “ufficialmente” non è stato riconosciuto il giusto valore e sono rimasti emeriti sconosciuti”. Vado a leggere sulla guida CIVETTA di Oscar Kelemina, seconda edizione del 1986: <Parete Sud, “Via delle guide”, sviluppo
Beh, intanto bisogna dire “erano” perché sono passati più di vent’anni e il Mariano e il “Ceci” hanno concluso il loro percorso di vita. Fa pensare quel “più difficili ed impegnative vie in arrampicata libera di tutto il gruppo” quando questo è il Civetta con una parete nord-ovest che racchiude vie storiche della lunghezza di oltre
Sicché la ricerca prosegue e così si trova anche chi ne ha scritto: è Alessandro Gogna nel suo libro “SENTIERI VERTICALI” edito dalla Zanichelli nel 1987, che non a caso fa la storia dell’alpinismo nelle Dolomiti vista attraverso gli itinerari tracciati sulle pareti. Leggiamo insieme: <La bella Torre di Valgrande aveva in serbo per i valligiani più volonterosi una bellissima fessura sul versante meridionale. Mariano De Toni, custode del Coldai e Cesare “Ceci” Pollazzon, entrambi di Alleghe, con l’uso di 12 chiodi salirono la fessura. Questa, dopo un periodo di indifferenza, nel 1951 fu valutata dai ripetitori per quello che è, cioè un’estrema arrampicata di fessura. Dopo Tissi, dopo Vinatzer, furono ancora i valligiani a spingere oltre il limite. La via delle Guide, come fu chiamata in seguito, ebbe la prima ascensione totalmente in libera (rotpunkt) nel 1977 (Heinz Mariacher e Luisa Jovane). Con ciò si scoprì che si era nel 7° grado. Il passaggio chiave, secondo loro, è più difficile della Pumprisse in Kaisergebirge, inizio ufficiale del 7°grado. Dato che il tiro più duro è stato salito da De Toni e Pollazzon con soli otto chiodi, si può facilmente dedurre che essi toccarono certamente il 7° grado della nostra odierna scala UIAA. Il capocordata De Toni si trovò ad improvvisare un off-width ante litteram, praticamente l’unico sistema per superare fessure che non permettono al corpo di entrare ma nello stesso tempo sono troppo larghe per l’uso del solo braccio: la più faticosa delle sofisticate tecniche di arrampicata ad incastro perfezionate in America! E’ pur vero che De Toni usò un cordino per staffa e che anche gli altri sette chiodi furono usati per progressione, ma chi ha fatto quella fessura è in grado di testimoniare quanta forza, resistenza e coraggio siano ancora oggi necessari. Un autentico capolavoro di arrampicata libera, l’ultima fessura delle Dolomiti.>
Ecco allora delinearsi con precisione i contorni dell’impresa di Mariano De Toni e Cesare Pollazzon in quel lontano 1941, con gli scarponi e il materiale a disposizione a quei tempi che certamente oggi possiamo definire “rudimentale”. Un altro importante tassello di comprensione lo offre una testimonianza “a voce”, frutto di una recentissima chiacchierata con il mio amico “quasi” d’infanzia Bruno De Donà, a sua volta guida alpina. Gli racconto del quesito posto dal mio amico alpinista e chiedo della fessura, se l’ha salita e se può dirmi qualcosa in proposito. “Ostis! – è il suo intercalare caratteristico – L’ho fatta sì, cinque volte, anche con clienti. Più che di grado bisogna parlare di “estremo”. Ne trovi di quei tratti se giri per le Dolomiti. Quanti si sono trovati in una situazione in cui l’unica soluzione era andare avanti per non cadere? Allora fai l’estremo, quello è la fessura della Valgrande. Io parlai con entrambi i salitori e ti posso dire che il Mariano era uno forte come un toro, molto resistente e lì lui ce l’ha messa tutta la sua forza e la sua resistenza, altrimenti sarebbe caduto. Non aveva alternative. Mica come oggi che fanno il 10° grado ma con tutte le protezioni. Quello è un gioco, mica alpinismo. Lo avevano capito di sicuro i tedeschi che fecero la prima ripetizione della via e andarono ad Alleghe a cercare Pollazzon per complimentarsi per la salita. Il 7° grado l’hanno fatto ben prima degli anni ’70 e basta girare per le Dolomiti per accorgersene.>
Sono soddisfatto della ricomposizione di questo piccolo mosaico. Non ho voluto fare una ricerca storica ma solamente cercato di rispondere ad una curiosità naturale ed istintiva. E la risposta ottenuta mi conferma un’idea che si è andata sempre più rafforzando in me: negli ultimi anni non è evoluto l’alpinismo, ma la tecnologia legata ad esso e soprattutto ai mezzi propri utilizzati nell’arrampicata.





Non solo non sono che un semplice escursionista che a volte "rampa" per roccette, un attraversatore su e giù per la terra, ma devo anche dire che questa posizione dentro Intraisass riesce a non intimidirmi quando leggo delle bellissime e romantiche imprese alpinistiche dalle Alpi al Mondo nel nostro splendido blog. Però oggi sorrido - così: eh eh eh - perché posso finalmente trovare una chiave per presentarvi La Presolana. Essa mi guarda ogni mattina quando vado in cucina a preparare il caffé. Essa mi spiega come sarà la giornata che arrivo. Io qui a 650 metri di quota, lei lassù a 2500 metri (e rotti) con le sue tre cime principali, chiuse a est dal Visolo (2368 metri, o rotti...).
Diffusamente ho spremuto succo di cielo, prati, boschi e calcare prealpino ne I Diari di Rubha Hunish, tre anni fa e allora questa volta ecco perché, come dicevo più sopra - abbiate pazienza un attimo - oggi sono felice di parlarvi di un progetto nato per aggregazione spontanea e lunghezze d'onda orobiche tra alpinisti bergamaschi. L'idea viene da Maurizio Panseri, alpinista e vasto conoscitore di emozioni montane: alpinista capace di amare talmente la Sud e la Nord di questa montagna meraviglia da aver pensato di far vedere un vecchio filmato ad Alberto Valtellina. Il filmato era un ricordo amatoriale di una difficile nuova via - ripetuta pochissime volte dal 1978 - sulla Nord della Presolana.
Tra questi alpinisti di Colere, paese situato al displuvio della Presolana Nord e principalmente conosciuto per gli impianti sciistici dai turisti ma per gli accessi alla suddetta maestosa Nord (a Colere ho fatto la festa del mio matrimonio, sotto una splendida nevicata di aprile...), c'era il compianto Livo Piantoni, scomparso nel 1981. Il filmato é stato mostrato da Roby Piantoni, trentenne guida alpina scalvina, salitore dell'Everest senza ossigeno nel 2006 e figlio sincero di una terra splendida - la Valle di Scalve (www.scalve.it) appunto.
Roby mostra il video a Maurizio Panseri che grazie al volano del suo vorticoso sito Orme (www.orme.tv) decide di girare "qualcosa" che diventerà un film documentario sulle "Facce da Nord": nord come la parete, nord come gli scalvini di Colere, paese dove il sole non batte per tutto l'inverno, nord come il taciturno modo di essere degli abitanti di montagna, nord come "idea". Non voglio rovinarvi il gusto, fatevi un regalo, cliccate qui e se volete, siete tutti invitati a trovarci tra Cima Verde e Cima Bianca nel prossimo weekend e in quello dopo ancora... C'é molto movimento da queste parti. Ne vedremo di belle, bizzarre, e molto Nord Coleresi ... www.orme.tv/presolana/pro.html






Ci troviamo ormai in zona FilmFestival, e sulla stampa di questi giorni hanno inizio le passerelle degli astri di prima grandezza. Sul Corriere delle Alpi di oggi esordisce ad esempio Mauro Fattor con un'intervista ad Alessandro Gogna che ci permettiamo di citare in qualche passo.[un abbraccio a Carlo Caccia e ai ragazzi di Eupilio]
Pubblichiamo il post previsto ancora per i primi di marzo.
Marzo e aprile saranno due mesi molto impegnativi, che ci vedranno impegnati su diversi fronti.
Bando alle chiacchiere, passiamo subito ai fatti, alcuni dei quali imminenti.
Da sottolineare l'appuntamento di martedì 6 marzo [domani sera], alle ore 21,00 presso l'Auditorium Canneti in via Levà degli Angeli. Cecilia Carreri, nostra conoscenza di vecchia data, porterà in città non solo le splendidi immagini del suo ultimo viaggio in Groenlandia, ma anche un pezzo di storia dell'alpinismo italiano, Rinaldo Carrel, la mitica guida alpina di Valtournenche, primo tra gli italiani a mettere il piede sull'Everest insieme a Mirko Minuzzo. E tutto questo per ricordare il grande alpinismo esplorativo di Guido Monzino. Io stesso, a tal riguardo, potrei svelarvi montagne e imprese salite sotto la sua guida che ancora oggi terrebbero testa alle spedizioni esplorative dei nostri giorni. Non certo di matrice italiana, non c'è dubbio, dove c'è stata un'involuzione rispetto allo spirito di quei tempi. Chi di voi ad esempio conosce il Kanjut Sar? Per dettagli sulla serata una bella pagina si trova in PM.
Una maggiore "deviation from the main point", ossia una digressione ancora più forte in fatto di serate è il programma della seconda edizione di A UN PASSO DAL CONFINE, rassegna di scritture contemporanee. I protagonisti di quest'anno sono:
LUIGI MENEGHELLO - GIOVANNI KEZICH - UMBERTO PETRIN - LUCREZIA DE DOMIZIO DURINI - MASSIMO CARLOTTO - RICHY GIANCO - MAURIZIO CAMARDI - PATRIZIO FARISELLI - ENRICO BRIZZI - FRIDA X.
Si parte venerdì 16 marzo. La regia e il luogo sono sempre gli stessi. Dettagli cliccando qui.
Vi aspetto numerosi.
Ci sarà da combattere… ma c’è chi ha già combattuto e ha vinto. Fabio Valseschini da Ballabio (Lecco) è nella storia. Perché l’uomo solo (il primo? la vox populi dice di sì) della nord-est del Badile in inverno, di quell’inferno di placche e fessure ghiacciate che degli alpinisti non sanno proprio cosa farsene, è lui. Il sogno grandioso è diventato realtà: l’impresa è riuscita allo scadere del 2006 sulla Via del Fratello, quella dei valmadreresi Gianni e Antonio Rusconi, che l’avevano spuntata al limite del delirio dal 14 al 20 marzo 1970 (prima ascensione e prima invernale). Trentasette anni dopo, la seconda invernale: Fabio ha attaccato la mattina del 26 dicembre ed ha agguantato la cresta sommitale alle 16.10 del 31, dopo sei giorni di odissea e cinque bivacchi sulla leggendaria lavagna della Bondasca. Sesto bivacco in cima e impresa conclusa soltanto un paio d’ore fa.