
KARIMABAD
Welcome in the Valley of the Peace
Benvenuti nella Valle della Pace recita il cartello d’ingresso a Karimabad.
Dopo quattro giorni dalla partenza finalmente troviamo un po’ di pace, sotto ogni aspetto, per raccontare il nostro avvicinamento alla grande montagna che domina non solo i nostri pensieri, ma anche il giardino da cui vi sto scrivendo. Seduto al tavolo di un piccolo albergo Hunza, se alzo gli occhi dalla tastiera, di fronte a me, indescrivibile, si alza l’irraggiungibile sagoma del Rakaposhi. Qui, a Karimabad, parlare del Rakaposhi è come accendere gli occhi di ogni abitante di questa bellissima valle. Nella città vecchia, poco sotto le mura dell’antico forte Baltit, non c’è persona che non sia a conoscenza della nostra salita. Per strada ci fermano, ci ringraziano e ci augurano con sincera ammirazione buona fortuna. Per loro il Rakaposhi è la montagna più bella del mondo. E qui di montagne alte e belle ce ne sono molte. Se mi giro di spalle c’è l’Ultar Peak, a sinistra lo Spantik, con un pilastro di ghiaccio e neve che all’ora del tramonto si tinge d’oro, tanto che la montagna è pure conosciuta con il nome di Golden Peak. Ma il Raka è il Raka e qui nella città vecchia ci hanno già promesso una grande festa al nostro ritorno. Comunque vada.
Sembra strano, quando si leggono i diari delle spedizioni che passano per Karimabad, che poco si scriva, con la luce o con le lettere, su quest’angolo di paradiso. Eppure il Rakaposhi senza Karimabad e Karimabad senza il Rakaposhi non sarebbero ciò che sono. Due poli indissolubili, due perle di natura e cultura appoggiate sulla stessa conchiglia di mondo che noi conosciamo come Karakoram, la terra dalle “pietre nere” da cui nascono un giardino verde e una fortezza di ghiaccio. Se Dino Buzzati e Franco Battiato fossero qui con me, e in realtà lo sono, nel mio cervello, non esiterebbero a lasciarmi disegnare le trame di musica e scrittura delle loro Fortezze Bastiani. Provate a cercarle.
Un fiume minaccioso separa Nagar da Hunza, due regni ancora indipendenti se si considerano le forti identità dei loro abitanti. Da una parte Sciiti, dall’altra Ismaeliti. Oggi a pranzo abbiamo avuto la fortuna di essere ospitati nell’umile casa del nostro ufficiale di collegamento. Il suo invito è stato tanto cordiale che non abbiamo esitato a scendere nella parte bassa del villaggio. Manzur ci ha fatto accomodare in una piccola sala di legno bianco con finestre da tutti i lati e si è scusato per la sua piccola casa, ma quando il cuore di una persona è grande poco importa la grandezza della sua proprietà. Sul pavimento i classici tappeti Hunza con cuscini rettangolari lungo le pareti. Fuori un giardino circondato dai caratteristici pioppi bianchi, tremolanti verdi pilastri di piccole e dignitose abitazioni di mura chiare, e alberi da frutto, sopratutto albicocchi e noci, che colorano a perdita d’occhio ogni angolo di questa valle che in origine era un deserto di montagne brune. L’uomo ha creato un giardino e vi assicuro che non ho visto posto più bello in vita mia.
Sarà questo mio scrivere dettato forse dall’entusiasmo del viaggio – siamo lungo una delle più difficili varianti della Via della Seta – sarà il team vario e meraviglioso che ho messo insieme – un miracolo diceva ieri Carlos quando siamo passati sotto la parete Nord del Rakaposhi e ci siamo consapevolmente guardati in faccia – sarà che la distanza amplifica il sentire perché vorresti avere i tuoi cari vicino a tale bellezza… sarà, semplicemente, che siamo a Karimabad, la Valle della Pace.
Nonostante che Ivo pare essersi ammalato di iperattività (gira con le picche per l’albergo senza mai sedersi un momento), Renzo invece è un susseguirsi incessante di strategie, Alessandro e Crista-Lee hanno l’indice consumato a forza di fotografare, Mirco è un pensiero fluido e continuo, mentre Michele non smette di ricordarmi che l’amicizia e la pace sono le cose più belle della vita.
Alberto Peruffo
Karimabad, 5.15 pm, 22/07/05 


Karakorum Highway - photo by Alessandro Pianalto - 20/07/05
Kara-ki, Kara-ka
Kara-giù, Kara-su
Kara-ko
Rum
Brum
Karakorum Highway - photo by Alessandro Pianalto - 21/07/05
Non ci sono parole
se non misteriosi echi onomatopeici
per riassumere una strada che è un mondo…
- di sassi, pietre, fiumi, anse, curve, buche,
polvere, asfalto, camion e persone
…e un mondo dalla strada.
20 ore di Karakorum Highway.

Rakaposhi + team dalla KKH, Parete Nordovest - photo by Alessandro Pianalto - 18/07/05

Islamabad - photo by Crista-Lee Mitchell 18/07/05
Cinque anni da Islam(IS NOT)a-bad.
Questa è la prima sensazione che avvolge chi ha abbandonato il Pakistan per atterrare sugli occhi di gente, nuovaMENTE, come noi.
Persone d’Islam. Is not a bad.
Islamabad Moschea di Re Faisal
Ritrovare un amico, terra o uomo, è ritrovare se stessi.
E’ ritornare ciò che si era in ATTESA di ciò che non si sa.
Riabbracciare Carlos, in questa terra, dopo cinque anni è stato un attimo di intensa, non DISattesa, felicità
La montagna è grande, lo sperone è infinito.
Sfogliare la nuova documentazione è un groppo allo stomaco e una scossa al cervello.
Non sappiamo ancora chi vincerà e cosa sarà.
Ma noi siamo a Islamabad. Is not a bad.
Non solo terra d’Islam. Negli occhi delle persone, noi e loro, non esiste Oriente né Occidente, ma solo diversi abiti nel vedere le cose. Tolti gli abiti esiste solo chi sta sopra o sotto l’impronta del proprio NATURALE pregiudizio.
Quando la CULTURA diventa NATURA.

RAKAPOSHI (7788 m), Parete NORD - © Leo Klimmer
Questa sera Carlos Buhler e Crista-Lee Mitchell partiranno dal Nord America alla volta di Islamabad.
Il resto del gruppo [Alberto Peruffo, Ivo Ferrari, Mirco Scarso, Michele Romio e Alessandro Pianalto] partirà domenica mattina da Milano Malpensa, a parte Renzo Corona che il 19 luglio con volo diretto ci raggiungerà la mattina del 20 luglio, giusto in tempo per prendere il pulmino pronto per la Karakorum Highway: destinazione Karimabad, Valle Hunza.
Ogni dettaglio su dove andiamo e cosa tentiamo lo trovate a partire da www.intraisass.it/rakaposhi.
Insomma, siamo ai saluti.
E dopo aver salutato Lorenzo, il nostro Caro Potente Mass, e con il saluto che ci ha regalato chi ben ci conosce mediante le PAROLE VERTICALI di Ernesto Calzavara, nostro cantore-mentore, vi diamo appuntamento su queste pagine per seguire la nostra esplorazione. Un invito quindi a tutti i compilatori di news del blog di continuare a postare anche durante la nostra assenza. Supervisore sarà Mauro Mazzetti.
Per quanto riguarda noi, non vi assicuriamo niente.
La nostra scrittura e le nostre fotografie saranno incerte come la montagna che dobbiamo affrontare.
Un fraterno, resistente e caro saluto a tutti-tutti