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giovedì, 30 giugno 2005

IDIOTI IN ALASKA

postato da mauromazzetti alle 12:47 in alpinismo extraeuropeo
Picco per idioti: nome strano per una vetta alta poco meno di 3300 metri in Alaska; già il nome diventa più realistico se guardiamo invece ai padrini Chris Thomas e Will Mayo.
Come riporta climbing.com, i due hanno infatti effettuato la prima ascensione di questa punta, quasi un contrafforte sulla destra del versante sudoccidentale del Mt. Huntington, salendo dapprima l'Harvard Route sul monte principale e poi traversando per il Phantom Wall fino a raggiungere la linea nuova.
La parte originale segue un "azzardato" canale roccioso fino ad un tiro di ghiaccio in traverso, da cui si sale ancora per ghiaccio fino alla vetta. La discesa é stata compiuta sulla linea di salita fino al campo base, raggiunto 23 ore dopo la partenza.
Quindi idioti, come si sono autodefiniti i primi salitori, a causa della sproporzione tra fama ed importanza del picco ed alto tasso di pericolosità causata dai pericoli oggettivi.
Ma a Mayo non é bastato questo azzardo. In solitaria ha così aperto una via di ghiaccio sulla parete nord della quota 3511, situata tra i monti Huntington e Hunter, impiegando cinque ore a scalare la parete ghiacciata alta 850 metri.
Nome della via Shining: ufficialmente per la brillantezza del ghiaccio, anche se a noi vengono in mente inquietanti ed angoscianti riferimenti cinematografici all'omonimo film interpretato da Jack Nicholson.
lunedì, 27 giugno 2005

AUTOSTRADA SÌ, AUTOSTRADA NO

postato da marcoconte alle 21:34 in varia
Ritorna periodicamente sui mezzi di informazione il dibattito a distanza tra i favorevoli e i contrari all'ipotesi di un prolungamento dell'autostrada A27 in direzione di Monaco di Baviera. Una prima sorpresa in materia arriva dalla nostra vecchia conoscenza Reinhold Messner, che in un articolo pubblicato in prima pagina sul Corriere delle Alpi lo scorso 5 giugno sembra assumere una posizione netta contro il progetto di un'arteria che attraversi in modo invasivo il territorio delle Dolomiti: «Chi punta sull'autostrada non l'avrà mai. L'UE si si metterà di mezzo. E io sarò il primo a bloccarla».
Sullo stesso argomento si fanno sentire anche le associazioni ambientaliste: il quotidiano bellunese, nell'edizione di lunedì 20 giugno, riporta infatti alcuni giudizi sul possibile collegamento tra A27 e A23 attraverso il passo della Mauria. «Costa troppo», sottolinea Moreno Baccichet di Legambiente, «6.000 miliardi di vecchie lire non si trovano oggi e neppure domani. E dal punto di vista geologico si presenteranno problemi insormontabili». «Un conto sono le migliorie alla viabilità intervalliva», aggiunge Toio De Savorgnani di Mountain Wilderness, «un altro è rilanciare l'autostrada, immaginando già che vi passino almeno 26.000 veicoli al giorno».
Sulla stessa linea si colloca anche il dirigente regionale del CAI veneto Favaretto: «Le autostrade non collegano ma isolano, come i fatti dimostrano. Le opportunità naturalistiche, invece, assolutamente no». «Abbiamo dei disgraziati esempi in Val Canale e in Canal del Ferro di paesi come Dogna, Chiusaforte, la stessa Pontebba, che stanno morendo proprio perché sono attraversate da un'autostrada,» conclude Baccichet, «da circonvallazioni larghissime, da strade interne e dalla ferrovia. Non si ferma nessuno».
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FLASH DAL NEPAL

postato da mauromazzetti alle 12:12 in varia
Come si apprende dalla pagina di Televideo, il 22 giugno ribelli maoisti avrebbero rapito circa 90 studenti liceali, di cui non si conosce la sorte. La stessa agenzia segnala che negli scontri tra ribelli e polizia a Khandaha, un villaggio a 335 km di distanza da Katmandu, ci sono stati 12 morti fra le forze dell’”ordine” [virgolette nostre n.d.r.]
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domenica, 26 giugno 2005

IN PAESE D'ESTATE

postato da lucavisentini alle 13:38 in il paese
Chiude l'asilo. I bambini adesso vanno nei prati, al torrente, dopo averli sognati possono salire i monti. Chiudo per un po' anch'io.
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giovedì, 23 giugno 2005

KARAKORAM 2005!

postato da albertoperuffo alle 12:02 in alpinismo extraeuropeo
E va bene. Mi arrendo alle continue mail che mi chiedono dove sono finito e se sono partito, specie dopo la notizia divulgata da Luca Maspes sul suo sito. In verità, navigo ancora tra le intricate acque del Nord Est, poco linde e molto blinde. Avevo pure promesso un post sul Karakoram in stile alpino. Ma spesso le notizie corrono più veloci - e senza filtri - di chi le produce, creando un'inflazione di interesse nel pubblico e un disagio poco-intelettuale in che ha il compito di rielaborarle. Non foss'altro che al di là della salita e della discesa, per quanto complesse siano la loro ONTOgenesi [onto è anche raffinato e fugace vocabolo veneto], non si INTRAvede nient'altro.
Comunque sia, questo potrebbe essere il mio ultimo post prima della partenza. Il 17 luglio partirò per il Pakistan, dove da qualche settimana si è aperta la stagione nel Karakoram. E quest'anno ci sono molte spedizioni interessanti. Di UP Project capitanata da Luca Maspes si sa già molto, basta entrare in www.montagna.org per trovare gli aggiornamenti su cosa il gruppo di giovani "climbers" sta combinando nel Chogolisa Glacier. Qui le possibilità sono davvero molte e non nascondo il fascino che fascia le mie mani vedendo le foto dei luoghi da esplorare. E così i primi risultati cominciano ad arrivare, in un mix di stili e pensieri, definiti da Luca, propriamente, New Age dell'alpinismo. E' infatti tipico della nuove waves e delle nuove religioni la fusione di elementi molto distanti in origine e spesso antitetici. Il comune denominatore, qui, la divinità, è la verticalità. Bisogna tuttavia verificare se questa è condizione sufficiente per la qualità delle nostre emozioni e della nostra vita.
Altro luogo da sogno che io e i miei amici vicentini conosciamo da anni [alla fine del post capirete perché] è quello dove in questi giorni è arrivato Simone Moro. La zona dei Batura è ricchissima di possibilità, con molte cime secondarie ancora da salire, tra cui l'ampio spalto di ghiaccio e roccia culminante nel Batura II (7762 m), nuovo importante obiettivo di www.simonemoro.com.
Sul fronte degli 8000 pakistani qualcosa di interessante si muove sulle pendici meridionali del Broad Peak dove è attesa una spedizione bergamasca guidata dalla guida alpina Roby Piantoni. Al seguito Mario Merelli, Denis Urubko, Sergey Samoilov e forse, post Nanga Parbat, Silvio Mondinelli. L'obiettivo sarebbe quello di tirare su una bella linea fino alla cima principale, linea già tentata da altre cordate. Facendo qualche passo più in là, sul K2, tra le molteplici spedizioni in arrivo segnaliamo il duo Chris Warner e Tao Franken. I due alpinisti americani tenteranno, dopo essersi acclimatati sul Broad Peak, la salita della Via Cesen in puro stile alpino. Non male come progetto, anche se i terribili russi Odintsov e Ruchkin, quelli delle grandi pareti, saranno nascosti da qualche parte con un lungo cannocchiale ad osservare non più il K2, ma il K1, loro prossimo superbo obiettivo.
Infine, eccoci al dunque annusato in partenza, alla spedizione + out per obiettivi, complicazioni, cause prelaterali ed effetti collaterali, almeno per noi, di cui la montagna è parte ed arte. Attenzione a www.intraisass.it/rakaposhi, al cui link vi invitiamo di accedere con la musica del vostro PC accesa. Il compositore Stefano Zorzanello, autorevole studioso di musica e paesaggio, ha composto la sigla per farvi entrare in un progetto che stiamo preparando da 5 anni. L'esplorazione, dal punto di vista alpinistico, è uno dei poli per l'alpinismo contemporaneo: lo sperone più lungo del mondo, 2EverestNormodotati, 1,5K2NormeUNI, 10NordRosegStandard, insomma una gran bella montagna che l'esploratore alpinista Leo Klimmer ha ritratto mediante uno dei più possenti scatti che ci sia capitato di vedere in natura, eseguito poco sotto la cima del Sani Pokush, a quasi 7000 metri nel Batura Range, e chi vi consigliamo di apprezzare attraverso l'animazione a schermo intero [clicca qui + F11 sulla tastiera + un po' di pazienza :-]. Per fare questa esplorazione avevo in mente una squadra da sogno. Il fatto è che tutti i miei alpinisti da sogno, peraltro amici-amici, miei, mi hanno detto di sì! Brevemente: l'americano Carlos Buhler, uno dei più grandi alpinisti contemporanei che io avevo imparato a conoscere sul mitico libro di Fanshawe e Venables, Himalaya in stile alpino, e del quale sono diventato amico e compagno di esplorazione nella mia precedente avventura in Pakistan [Carlos torna dalla via nuova sul Melungtse con Jury Koshelenko e Nikolay Totmyanin]; il primierotto Renzo Corona, una delle più forti e silenziose guide alpine italiane [chi sa sa, chi non sa dovrebbe prendere a bastonate gli usci delle riviste di settore per non aver raccontato le splendide prime ascensioni, invernali e ripetizioni che questo signore alpinista ha fatto in vent'anni di attività (ricordate la Cattedrale di cui ampio reportage su intraisass.it: non vi siete mai chiesto chi ha fatto la prima ripetizione, nonché invernale??)]; il bergamasco superIvo Ferrari, di cui è meglio non parlare e, in questi giorni, di non parlargli [al solo nome Rakaposhi gli spuntano le picche alle mani per fare una piolet traction devastante sull'immaginazione di ogni improvvido interlocutore]; quindi due dei miei fedeli compagni vicentini della spedizione Chiantar 2000 a cui accennavo, e non solo, i tenaci Mirco Scarso e Michele Romio. Ad aiutarci nella nostra esplorazione multidisciplinare, infine, due reporter d'eccezione, la canadese Crista-Lee Mitchell e il vicentino Alessandro Pianalto. Ma sul Rakaposhi, 7788m, montagna importantissima per storia esplorativa e bacino antropologico, e sul nostro progetto troverete tutto sul sito www.intraisass.it/rakaposhi. Fosse solo la montagna il nostro obiettivo. E tutto il resto? Ciò che c'è dietro, davanti, dentro, fuori, prima, dopo? Noi ci proviamo, ma non so se ce la faremo, anche solo a raccontarlo. Magari in questo blog.
lunedì, 20 giugno 2005

TRE AMICI SI RITROVANO, ATTO SECONDO

postato da marcoconte alle 20:37 in incontri e manifestazioni
Dopo il successo di pubblico riscontrato in occasione del primo incontro a Chies d'Alpago nell'ottobre 2004, i tre compagni del Col Nudo si ritrovano per un'altra serata dedicata ad «alpinismo classico nelle Dolomiti dimenticate», ricordi di croda, aneddoti e storie ambientate sulle cime più remote, scomode e repulsive dei Monti Pallidi. I tre amici in questione sono naturalmente Franco Miotto, Benito Saviane e Mauro Corona, attesi per sabato 25 giugno alle 21 a Forni di Sopra (Udine) per una conferenza organizzata nell'ambito della locale Festa delle Erbe.
Il programma dell'iniziativa rispecchia quasi completamente quello dell'ultima volta: introduzione degli ospiti da parte del moderatore dell'incontro, breve proiezione di documenti fotografici quale supporto visivo al racconto dei tre protagonisti ed infine libero spazio alla “vis oratoria” di Franco, Benito e Mauro, le cui memorie, opinioni e scambi di punti di vista costituiranno il piatto forte dell'appuntamento.
Domande e curiosità da parte del pubblico saranno naturalmente ben accette, ed andranno ad integrare l'intreccio della conversazione che si svilupperà nel corso della serata. Alla conferenza interverrà anche la scrittrice Luisa Mandrino, autrice nel 2002 di un'apprezzato testo  sulla vita di Franco Miotto edito da CDA-Vivalda ed intitolato La forza della Natura.

AGNER: ISTINTO, SOLAMENTE ISTINTO

postato da carlocaccia alle 13:10 in alpinismo

Sarebbe bello essere lassù, sospesi nell'aria, e osservarlo mentre sale. Per cercare di capire se è sempre lui, se non gli capita qualcosa di strano, se all'attacco non trangugia un intruglio scoperto tra i druidi, se sono i capelli a dargli la forza... Quando gli parli, dopo, ti sembra di avere a che fare con un artista maledetto ancora intento alla sua opera, un marziano esaltato, quasi invasato, un fiume in piena, un treno, un orso in corsa. Cerchi di fargli qualche domanda e lui ti risponde a raffica, ti mette al muro e tu devi richiedergli le stesse cose, perché non sei riuscito a prendere appunti sul tuo blocco scassato. Ma cosa ci possiamo fare se in lui «il sangue circola molto più velocemente»?. Possiamo soltanto lasciarlo parlare, sfogare... «Quando inizio a salire e tutto intorno montagne maestose e un gran silenzio, ecco, l'olfatto si fa più sensibile, gli occhi vedono cose mai viste ed i timpani odono l'impercettibile... salgo, salgo, velocemente, non so andare piano, non posso... abituato a correre nella vita, sul lavoro, nella quotidianità. Porto le mie abitudini anche tra le montagne... Non uso frasi strane per descriverne il significato, non esiste la traduzione di SOLITARIA...». Insomma: «Bello, bello, un gran vione, hai visto la foto?, era un po' che ci pensavo... Dall'altra parte c'era un "canaio" di gente, sul diedro, sull'altro diedro, sul Piano inclinato: roba di un anno o due, neh, poi tutto tornerà come prima... Ma io volevo starmene solo, fuori dalla mischia, al mio ritmo, come un treno, sono superallenato... Sai cosa ti dico? Che di torri così ce ne vorrebbero quattro o cinque di fila, da salire una dopo l'altra... Bello, bello, capito? Una roba che volevo fare: era un po' che mi mancava. Se qualcuno mi avesse detto: andiamo insieme? gli avrei risposto di no, avevo altro in testa. Su in scarpette, senza corda, senza niente - non cadi lì, la roccia è da favola -, come piace a me».

SPIZ AGNER NORD, via "FLORA DE BIASIO" (Lorenzo Massarotto e compagno, 1985; prima ripetizione: Daniele Costantini e compagno, 2003), 700 metri, V+ (scala Massarotto) - Seconda ripetizione e prima solitaria: IVO FERRARI, 19 giugno 2005, alle 5.30 da Ester (in valle), alle 8 all'attacco, alle 11.20 in cima. La morale: «Istinto, solamente istinto».

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CALL TO ACTION ovvero QUANDO LA TASSA BUSSA ALLA CASSA

postato da mauromazzetti alle 09:54 in alpinismo extraeuropeo
Per cortesia, non parlate di soldi a noi genovesi. E soprattutto, non parlateci di soldi da spendere, perché siamo sempre attenti e sensibili su questo punto. Decine e decine di aneddoti e storielle raccontano della innata e staminale parsimonia di chi è nato sotto la Lanterna.
Così, quando in redazione è giunto uno scritto a firma di Rolando Garibotti, argentino trapiantato a Boulder, Colorado, ma sempre attento alle cose di casa sua, abbiamo letto in chiave genovese le prime righe della sua lettera. Ma abbiamo dovuto immediatamente ricrederci: l’argomento della mail è estremamente serio e va affrontato nella sua globalità con l’attenzione e l’importanza che merita. Vi invitiamo quindi ad
entrare nella pagina speciale di intraisass, per sapere cosa sta succedendo nell’area del Fitz Roy e del Cerro Torre. Soprattutto vi invitiamo a riflettere, come lo stesso Garibotti evidenzia: “Indichiamo una serie di motivazioni per cui noi ci opponiamo a questa disposizione: anche se non foste d’accordo con tutte, riteniamo che sia comunque utile parlarne per formarsi un’opinione meditata in proposito”.
domenica, 19 giugno 2005

CHE COSA C'ENTRA LOREDANA BERTÉ?

postato da lucavisentini alle 23:55 in il paese

Mi chiama Gogna da Levanto a Cimolais e mi dice che laggiù si sta rompendo le scatole e mi domanda se per caso ho in programma delle scalate quassù nelle Dolomiti. Gogna che s'interessa ai miei programmi? Gli rispondo di sì, che l'indomani salgo in Civetta con due amici per tre o quattro giornate. Mi chiede allora se ci può raggiungere. Gogna che vuole accompagnarsi a noialtri? Alessandro Gogna, il Felice Gimondi od il Keith Richards dell'alpinismo, una leggenda vivente a spasso per i monti con me ed i Ragazzacci? Ne sono soprattutto lusingato, però la faccenda un tantino mi preoccupa. Non già per la nostra, inevitabile, brutta figura. Ché in lui prevale l'uomo sulla competizione, la ricerca sull'esibizione. È che lo so preciso, mentre noi azzecchiamo talvolta qualche cima e per lo più siamo votati all'anarchia. Comunque sia, va bene, si combina.

L'indomani dunque c'incontriamo nella Val Corpassa. Lui arriva in piena sindrome da GPS ed ha viaggiato con un congegno apposito sull'auto, un viaggio fluido, costantemente a 120 all'ora. Tino e lo Squiccia ne sono soggiogati. Saliamo al Vazzolèr. Ceniamo dentro. Usciamo dal rifugio. Tino e lo Squiccia estraggono una bottiglia di grappa "Noi e voi", la più economica, comprata per tremila lire vicino a Fiera di Primolano. Fiera di Primolano? Alessandro obietta. Ma come spiegargli al momento che non sopportiamo più quanti sull'alpe t'indicano ad ogni passo un posto, che odiamo la Gusèla spesso avvistabile e scontatamente additabile, che preferiamo in cammino il silenzio ed abbiamo preso l'abitudine di storpiare apposta i nomi quale legittima difesa? Come raccontargli ad esempio che proprio lo Squiccia nell'ultima scialpinistica sul Colbricon ha mandato in confusione un invadente saputello della SAT scambiando la funivia della Marmolada con la Casera Cornetto ed il Passo Cereda con la Val Bosco del Belo? Gli offriamo, meglio, un sorso. Tuttavia lui si nega, affermando che sa in che modo va poi a finire. No, lo rassicuriamo, solamente un goccio a testa. Lo sa e sa pure che Tino sta per Vomitino. Svuotiamo infatti, davanti alla chiesetta, il contenuto.

Il primo giorno in montagna punto alla Torre di Pelsa. Diritto per la normale. Alessandro invece vorrebbe un giro prolungato e panoramico. Fotografare più rilievi dei Cantoni di Pelsa. Tino va quindi con lui per la Croda ed il Castello. La Guglia nonché il Tridente. Sempre di Pelsa. Lo Squiccia ed io portiamo la corda. Alessandro ancora. Ai saluti. Non hai letto che fuorché 5 m è soltanto II? Sì per Dal Bianco. Kelemina e Fontanive. Sì senza sorprese. Arrivederci in cresta. In cresta adesso. Lo Squiccia ed io stiamo attaccando il nostro torrazzo sommitale. Sentiamo un richiamo. Alessandro è alle spalle. Ci abbranca in un lampo. Gli serve la corda per recuperare Tino. Lo Squiccia ed io aspettiamo. Lo Squiccia contempla. Sussurra. Peeelsa. Pelsa? Qui tutto è Peeelsa. Senti piuttosto. Quando torna la corda riattacca all'istante. Ritorna la corda. C'è il buon Tino. E c'è Alessandro. Vorrei sapere cosa ve ne fate d'una corda di cento metri? Lo Squiccia la riprende silenzioso. Impiega un secondo. La taglia a metà con una pietra piatta che batte sopra una pietra aguzza. No! No! Dicevo così per dire. Ed oramai. Chi parte? Guardo lo Squiccia. Lui guarda altrove. Verso il cielo totale di Pelsa. Parte Alessandro. Riguardo lo Squiccia. Oh! È Gogna! Su nel camino. Che grado? È difficile? Più che difficile... È straaano. Ho capito. Il quarto grado superiore dello Squiccia. Raggiungiamo Alessandro e Tino sulla vetta. Una vetta importante. Alessandro in centottanta secondi. Chioda. Butta la doppia. Va giù per uno strapiombo. Rientriamo attraverso il Tridente. La Guglia. Il Castello e la Croda. Di Pelsa. Alessandro aiuta anche me. Alessandro. Per carità non vorrei offendere i loro primi salitori ma queste altre quote mi sembrano topograficamente irrilevanti.

Il secondo giorno saliamo tutti assieme la Cima dell'Elefante. Alessandro, in una situazione degna d'Indiana Jones, si emoziona toccando per primo con la sua mano l'estremità della proboscide. Una proboscide di 150 m! S'affaccia ad una bolgia di pilastri, d'inghiottitoi, di buchi neri. Mi avverte: "Luca! Rivelazioni Dolomitiche!". Sopra la Cima dell'Elefante lui e Tino ripartono alla volta nuovamente della cresta. Lo Squiccia ed io stiamo per inseguirli allorché li vediamo ritornare, lungo una cengia, dal canale nascosto e proposto nelle guide in commercio. Alessandro sentenzia: "Là dietro c'è un salto invincibile". Tira su dritto per la Cima Listolade. Apre forse in mezz'ora una via. Più che difficile, straaana. I ragazzi, io medesimo, siamo ormai conquistati. Facciamo le foto. In quella di Alessandro, lo Squiccia compare a sinistra e sullo sfondo di più spalti grandiosi. Nella mia lo stesso Squiccia, rivolto alla Cima delle Mede, sta sulla destra e sembra un soldatino scomposto in due pezzi. La scavalchiamo inoltre, la Cima delle Mede. Poi Alessandro trova il tempo addirittura per salire con l'itinerario più impegnativo il Dente della Henrietta.
Il quarto giorno Alessandro ed io, soli, visitiamo il Castello della Busazza e doppiamo il Col dei Camòrz. Mi rimprovera, io affaticato, le sigarette. Mi guida sicuro. Con dolcezza e premura. Le sue figliole ne hanno fatto un pane. Ci salutiamo, in ultimo, volendoci un gran bene.

Ed il terzo giorno? Piove. Siamo costretti al rifugio. Per lo Squiccia e Tino, con la birra alla spina sul banco, no problem. E per quanto mi riguarda, benché preferisca l'acquavite, idem. Adoro cazzeggiare. Fumare sul terrazzino. Fermare il tempo. Alessandro, viceversa, è impaziente. Propone le carte. Giochiamo per tre, quattro, cinque lunghissime ore. Lo Squiccia, a scopone, tutte le volte che scende dichiara: "Spariglio". Anche quando è diverso. Alessandro s'innervosisce. Così che propongo ad un tratto: "Se ci facessimo un bel tè?". Alessandro butta le carte sul tavolo e sbotta: "No! È troppo e tu ora me lo devi spiegare. Che cosa c'entra Loredana Berté?". Ok. Io mi mangio le parole. Ho persino la erre milanese. Ma perché Tino e lo Squiccia non vengono in mio soccorso e fingono di studiare le linee d'arrampicata tratteggiate sulle immagini esposte nel locale? Non staranno magari memorizzando le varie cazzate sortite in questi giorni onde usarle per degli infiniti tormentoni con Alessandro qualora diventassimo dei buoni compagni? Fortuna che nella circostanza il cielo si riapre all'improvviso e corriamo tutti fuori, dispersi nei boschi e per i pascoli di Pelsa, a fotografare.

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mercoledì, 15 giugno 2005

MONTAGNE VALORIZZATE O SACCHEGGIATE?

postato da marcoconte alle 21:26 in varia
Continuano a far discutere le cave di ghiaia e carbonato aperte negli ultimi anni nel comprensorio dell'Alpago: si tratta di uno sfruttamento che danneggia l'ambiente montano in modo irreparabile, oppure al contrario è una risorsa di sviluppo del territorio che crea occupazione ed opportunità di guadagno? L'argomento viene ampiamente dibattuto in questi settimane in quasi tutti i Comuni della conca e vede schierati su lati contrapposti i cittadini, le associazioni ambientaliste e le amministrazioni locali.
Riprendendo un comunicato stampa pubblicato a suo tempo su Intraisass per iniziativa di Mountain Wilderness, ricordiamo che il motivo della disputa si focalizza intorno ai diversi punti di escavazione operativi nelle località di Col de Vi a Farra d'Alpago, Col delle Fratte a Tambre e malga Cate allo sbocco della Val Salatis, un paradiso per escursionisti e scialpinisti. «Nell’area selvaggiamente massacrata da questa nuova cava si farà una nuova Zona Industriale o artigianale di circa 24.000 metri quadri», si sottolineava nel documento: «Sembra una presa in giro, invece è questa la proposta di cui si sta parlando». Mentre la discussione sulle cave prosegue, l'eco delle polemiche è rimbalzata anche a livello regionale ed è finita di recente anche in prima pagina sul telegiornale RAI del Veneto.
Al di là del merito della questione, il dato di fatto che sembra emergere è la divisione dell'opinione pubblica sull'opportunità e l'utilità di queste escavazioni. «La cittadinanza sembra appoggiare a larga maggioranza l'operato dell'amministrazione Azzalini che intravede nella coltivazione della cava di Col delle Fratte una risorsa occupazionale importante», scrive Damiano Cesca di Cansiglio.it in un articolo datato 15 marzo 2005: «Basta con le critiche inutili o strumentali contro le escavazioni, c'è bisogno di lavorare, questo è un momento difficile».
Resta ad ogni modo il timore di una possibile esportazione di questo modello di sviluppo in altri ambiti territoriali delle Dolomiti, un'eventualità che gli ambientalisti ritengono particolarmente controproducente: risale proprio a qualche mese fa, infatti, il progetto di includere i Monti Pallidi nel Patrimonio Comune dell'Umanità tutelato dall'Unesco. Come conciliare dunque queste due opposte esigenze?
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