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martedì, 31 maggio 2005

COME CACCIARSI NEI GUAI ED ESSERE SALVATI DAGLI AMICI

postato da mauromazzetti alle 09:08 in alpinismo extraeuropeo
Questa è la morale che si ricava dalla lettura dell’articolo apparso ieri sulla versione in rete di “The Daily Democrat”. La storia riguarda la disavventura occorsa a tre alpinisti impegnati nella salita del Monte Logan in Canada, vetta così particolare ed affascinante da meritare di conoscerne prospettive ed aspetti differenti.
Don Jardine, Alex Snigurowicz ed Erik Bjarnson – che facevano parte di un gruppo complessivo di otto persone - avevano perso la loro tenda e parte dell’attrezzatura a causa del forte vento che si era levato; l’accidente li aveva così costretti a bivaccare nella tormenta.
“E’ come sporgere la testa dal finestrino di una macchina che viaggia a 100 all’ora mentre qualcuno ti getta addosso del riso”, questo è stato il commento di Jardine sull’accaduto.
L’alternanza di bufere e di bel tempo ha fatto progredire i tre con un effetto stop and go, accompagnati da rilevanti sbalzi termici, che li hanno fatti passare dal caldo torrido ai meno 25 gradi; la decisione finale è stata comunque di ritirarsi, considerate le difficoltà incontrate.
Dopo una notte passata schiacciati come sardine in una truna di neve, le conseguenze  hanno cominciato a farsi sentire: Jardine accusava un principio di congelamento ai piedi ed alle mani, mentre Snigurowicz diventava via via sempre più confuso, fino a perdere conoscenza per lunghi tratti ed a chiedere una lattina di Pepsi o qualcosa di simile.
Finalmente, due alpinisti che stavano scendendo hanno lasciato la loro tenda ai tre, che rimanevano in contatto via satellitare con gli altri cinque membri della spedizione, i quali a loro volta avevano allertato la più vicina stazione di soccorso. L’elicottero sopraggiunto ha così depositato gli alpinisti, uno per volta, ai piedi del Mt. Logan, sancendo l’happy end della storia, finale caro e gradito agli americani. Anche piedi e mani di Jardine sono tornati normali, dopo aver assunto una colorazione scura – citiamo ancora testualmente – come se gli uni e le altre “fossero stati tuffati rispettivamente nel vino e nell’inchiostro per le impronte digitali”.
Resta ancora in ultimo da sottolineare che, quasi per ironia della sorte, la spedizione era stata organizzata per festeggiare i quarant’anni della Squadra di Ricerca e di Soccorso del North Vancouver.
lunedì, 30 maggio 2005

PROLOGO D'ESTATE SULLA SCHIARA

postato da marcoconte alle 21:28 in varia
Wildromantisch, di un fascino fiabesco e selvaggio: così descriveva il comprensorio della Schiara, ricorrendo ad un  aggettivo teutonico che è quasi intraducibile nella lingua di Dante, lo scrittore ed alpinista bellunese Piero Rossi. «Una straordinaria montagna per escursionisti alpini, severa e grandiosa, mai da prendere alla leggera». Con il mese di giugno, ormai alle porte, anche sulla montagna dei Bellunesi arriva con prudenza l'estate ed ha inizio la stagione turistica con l'apertura dei rifugi alpini di competenza del CAI.
Le novità principali di quest'anno si trovano sul versante settentrionale del massiccio, con l'annunciato cambio della guardia al rifugio Furio Bianchet: Anna Bortoletto e il fratello Peter hanno infatti lasciato la conduzione della struttura nell'autunno 2004, per lasciare il posto a un nuovo inquilino. Si tratta del pontalpino Piercostante Brustolon, universalmente conosciuto come il Pier, già gestore negli scorsi anni dei rifugi Vazzoler e Torrani nel gruppo della Civetta.
Niente di nuovo invece per quanto riguarda il Settimo Alpini alla testata della valle dell'Ardo, proprio sotto la grande parete e la cima principale del gruppo montuoso: la guida alpina Giuseppe Pierantoni, con l'assistenza della moglie Lucia, aprono ancora le porte del rifugio situato nella conca del Pis Pilòn per alpinisti ed escursionisti. Certo, la mancanza di una teleferica costruita come Dio comanda si fa sentire... È vero, si tratta di una montagna dura e repulsiva che il turista della domenica ha difficoltà a raggiungere... ma la Schiara non è una risorsa turistica da grandi numeri, e a noi tutto sommato sta bene anche così: che fine farebbe in caso contrario la sua atmosfera così innegabilmente wildromantisch?
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domenica, 29 maggio 2005

CIAO ALBERTO

postato da lucavisentini alle 23:41 in il paese

Ciao Alberto e scusami, dopo 35 domeniche consecutive non sono riuscito a pubblicare il mio post. È che sono stato in Valle di San Lucano. Una giornata stupenda: Ivo sullo stesso Monte San Lucano per una via nuova, il Mass non si sa dove sulla Terza Pala, Marco Anghileri giù sempre dalla Terza, Ettore sulla Seconda, Mario Crespan sulla Quarta, i Ragazzacci sullo spigolo ancora della Seconda, una cordata sconosciuta sul diedro Casarotto-Radin allo Spiz di Lagunàz, una frana spaventosa sull'Agnèr verso la "Vinci", eccetera eccetera.
In più io, un Rolling Stone di ritorno a Cimolais, impegnato ad accompagnare Marinella alla processione del Corpus Domini perché ci teneva...
Ma non ti preoccupare, entro la prossima domenica riprenderò il nostro viaggio a Matraia da Andrea Gobetti.
Con affetto e stima, Luca.

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mercoledì, 25 maggio 2005

ASPETTANDO KARAK sa

postato da albertoperuffo alle 09:59 in alpinismo extraeuropeo
In attesa del post KARAKORAM STILE ALPINO [problemi di permessi sulle Restricted Zones + aggiornamenti web in fase di ultimazione... ci consigliano di aspettare] peschiamo dal web l'articolo di Giorgio Spreafico sull'Annapurna: «Quell'incubo chiamato Annapurna». La durissima e pericolosa salita nel racconto dei «Ragni» Panzeri, Bernasconi e Merelli. Cima "rubata" nel solo giorno in cui le condizioni erano praticabili, discesa drammatica. Da leggere! >>>
Da seguire anche il su e giù per il versante Nord dell'Everest da parte di quel gran corridore, intelligente e meticoloso, che tutti conosciamo sotto il nome di Bruno Brunod. La sua sembra una partita a scacchi. Una mossa alla volta. Spesso a sorpresa del suo incommensurabile, nonostante ogni anno lo si leghi e si misuri, interlocutore. A giorni lo scacco matto? >>>
martedì, 24 maggio 2005

La ‘ndrangheta è di MILANO?

postato da melanialunazzi alle 21:05 in varia
Apprendo con stupore e disappunto, dall’autore di una Guida sui Monti della Calabria, i seguenti fatti.

Correva l’anno 1988 quando nasceva il Parco Nazionale dell’Aspromonte, ambiente naturale assolutamente meraviglioso, quasi paradisiaco, ricco di foreste, animali, corsi d’acqua e cime poco conosciute. Contattato dalla redazione di Airone uno dei funzionari calabresi all’ente preposto (l’autore della guida cui accennavo sopra) accoglie felice la giornalista e il fotografo incaricati di redigere un servizio sulla zona. Quattro giornate di escursioni e esplorazioni producono una ricca documentazione di immagini. L’ultimo giorno il fotografo di Airone telefona al direttore per comunicare con freschezza ed entusiasmo le ricche visioni e lo straordinario bottino di scorci e vedute. Dopo qualche minuto di relazione il tapino tace di colpo e sul volto sbianca. Interrogato dalla sua competente guida calabrese sui motivi del suo cambiamento di umore, riferisce che al direttore non interessano le foreste, gli alberi secolari, le sorgenti, i torrenti incantevoli, l’ambiente bucolico e così via, ma che urge pubblicare soltanto una foto di due pecore e la veduta di un panorama brullo e spoglio. Guai a fare di più. Il numero di Airone dell’ottobre di quell’anno riporta infatti, come foto di apertura, “…la gigantesca frana Colella, lungo il corso della Fiumara Amendolea, spacciata, nella didascalia, per una veduta dalla cima del Montalto, cosa assolutamente falsa: la cima del Montalto domina tutto l'Aspromonte e da essa si vedono solo boschi a perdita d'occhio”.
Ho sempre pensato che la cosiddetta “questione meridionale” fosse una questione di comodo, nel senso che a molti torna utile dare l’immagine di un Sud arretrato, corrotto e indolente, salvo poi utilizzarlo per venderne le spiagge o sfruttarne gli aspetti più primitivi e genuini con atteggiamento da colonizzatori o parcheggiare il proprio yacht nella baia rocciosa e amena.
Finché si tratta di spiagge direte voi… Ma perché toccare anche le montagne? Perché avallare preconcetti e pregiudizi da tempi bui? Siamo nel ventunesimo secolo o nel Medioevo?
A voi l’ardua sentenza.
Per fortuna la guida sui Monti di Calabria – che ci auguriamo di recensire a breve - ci aprirà la mente alla conoscenza della ricchezza e della varietà della conformazione montana di un Sud sconosciuto. Per fortuna c’è qualche calabrese che non aspetta pigramente seduto sulla panchina con lo schioppo in mano il passaggio del ricco industriale lombardo sulla Salerno Reggio-Calabria per assalirlo e depredarlo come facevano i briganti un secolo fa…
Per fortuna c’è gente di cultura che ama la conoscenza e l’informazione corretta.
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lunedì, 23 maggio 2005

LE ALTE VIE IN EUROPA

postato da marcoconte alle 21:23 in varia
Da diversi anni la crisi delle presenze sulle Alte Vie delle Dolomiti è una realtà considerata ormai cronica. L'Amministrazione Provinciale di Belluno non si rassegna tuttavia a subire passivamente la disaffezione dei turisti alpini nei confronti di questi classici percorsi d'alta montagna, e pensa dunque ad un piano di rilancio che passa attraverso la cooperazione transfrontaliera. Dalle pagine del Corriere delle Alpi di domenica l'assessore Teddy Soppelsa annuncia infatti l'intenzione di istituire un allungamento  per le Alte Vie n. 2 e 6, che vedrebbero spostati i rispettivi punti di partenza in territorio austriaco.
Nell'articolo firmato da Marcella Corrà si legge anche che i due percorsi cambieranno con ogni probabilità anche la denominazione, diventando rispettivamente le Alte Vie Europa 2 e 6: la prima delle due avrà inizio a Innsbruck, e dopo quattro tappe attraverserà il confine di Stato nei pressi del rifugio Europa, prima di raggiungere con altri cinque giorni di cammino l'attuale tracciato da Bressanone a Feltre; il parco degli Alti Tauri costituirà invece la nuova partenza del secondo itinerario, che proseguirà in direzione del Peralba e di Sappada, per poi finire come oggi a Vittorio Veneto.
«Il prolungamento verso l'Austria consente di poter passare 4, 5 giorni su percorsi nuovi,» sottolinea ancora Soppelsa, «e speriamo che i turisti austriaci possano essere attirati a visitare anche le Dolomiti Bellunesi». Qualche anno addietro, ricordiamo, la Provincia aveva anche approvato un progetto di rilancio per l'Alta Via n. 1 da Bràies a Belluno, mediante la realizzazione di un sito internet e la stampa di 10.000 CD-Rom. Il censimento dei passaggi non sembra tuttavia ancora rilevare un'inversione di tendenza positiva: nel giro di pochi anni la frequentazione degli escursionisti su questo tipo di itinerari presenta flessioni pari addirittura al 50%.
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PRIMA EDIZIONE DEL “ROWELL AWARD”

postato da mauromazzetti alle 09:11 in varia

Sono passati ormai tre anni, da quando Galen e Barbara Rowell morirono in un incidente aereo. Galen Rowell è stato uno dei migliori fotografi di montagna, che ha lasciato tracce indelebili di sensibilità e di rispetto per la natura.
In suo onore, e per ricordarne l’opera, è quindi nato il Rowell Award, premio presentato nel maggio dell’anno scorso e destinato a chi sia riuscito meglio nel fondere passione artistica e rispetto per l’ambiente.
La prima edizione, come segnalato da climbing.com, è stata vinta da Jimmy Chin, fotografo ed arrampicatore che si è aggiudicato la somma di 15.000 dollari. Il vincitore spazia dalle scalate sulle torri del Mali alla salita dell’Everest, dove ha raccolto materiale video-fotografico per il film basato sulla storia di Aria sottile. Inoltre Mr. Chin ha viaggiato in Himalaya durante questa primavera per documentare la parte finale delle scalate che hanno portato Ed Viesturs ad essere il primo americano a completare la salita dei 14 ottomila. Climber completo e sciatore tecnico, Chin ha poi effettuato prime ascensioni e prime discese in Pakistan ed in Cina, senza tralasciare numerose salite in velocità nella valle dello Yosemite.

Adusi a pervicaci tallonaggi sui cassetti della scrivania, nonché ad elementari fotografie scattate con una striminzita macchina vetero-digitale, non possiamo che sospirare invidiosi, tentando nel contempo un improbabile e sacrilego abbinamento con l’ineguagliabile Kurt Diemberger e con il suo lavoro artistico d’alta quota.

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domenica, 22 maggio 2005

A MATRAIA, DA ANDREA GOBETTI (PRIMA PARTE)

postato da lucavisentini alle 23:15 in il paese
Arrivai a Cimolais il 23 dicembre 1994 con i due furgoni dei Ragazzacci ed un'auto-staffetta guidata da quel pazzo di Pescialli. E terminato il mio trasloco arrivò inoltre Mauro, che mi aveva propriamente trovato casa. Stappando la prima bottiglia di prosecco si concentrò per il discorso d'inaugurazione e disse: "La vita è difficoltosa, cerchiamo di volerci bene". Ed un quarto d'ora dopo eravamo tutti quanti ubriachi. Poi i Ragazzacci - così Mauro chiama i non pochi giovani veronesi e milanesi che da tempo mi accompagnano nella compilazione delle guide dolomitiche (e c'è pure un'ulteriore definizione della moglie, tratta dal cognome d'uno soltanto di loro e buona anche per gli altri venti o trenta: I Sgrenzaroli) - si sparpagliarono nel paese onde rinforzare la sbornia. La sera, di nuovo a casa, mancava all'appello giusto Pescialli. Di nuovo tutti in paese a cercarlo. Ci allarmava infatti il ricordo dei racconti del Galinòt di Garés, con uomini e donne mai più rientrati ed assiderati nella neve per colpa d'una ciocca. Non lo trovammo. Ma lo recuperammo l'indomani. Aveva passato la notte nella cucina d'un tale Silvio del posto, padre di ben quattro figli, che lo aveva intrattenuto con un bottiglione ed un salame discorrendo fino alle lacrime appunto dei canàis. Gli amici quindi ripartirono e mi lasciarono una confezione di tortellini per il Natale. Natale dunque. Quassù. Solo. Non ancor addestrato del tutto da Mauro e limitato al suo fondamentale "Supera il primo inverno". Uscii il mattino per esplorare con il sole l'abitato, farmi un caffè, pregustare i tortellini. Rientrai di pomeriggio nuovamente ubriaco. Impiegai d'altronde un anno ad imparare a difendermi non già da un generico "Come stai?", bensì dal locale "Cosa bevi?". Ed in quell'anno bevvi più che nei quaranta precedenti, trascorsi - pensavo - nella trasgressione cittadina. E ritornando al mio primo Natale cimoliano, lo vissi insomma prevalentemente a letto e con un mal di testa pesantissimo. Venne daccapo sera. Mi risvegliai. I tortellini, finalmente, erano quasi pronti. Sentii suonare il campanello. Entrò il buon Icio in evidente stato confusionale. Disse d'essere sbronzo e che doveva andare a Vaiont per ritirare dei soldi, però non era più in grado di guidare. "Va bene", risposi, "Mangiamo un piatto e poi ti accompagno volentieri". I tortellini, peraltro, facevano quel rumore lì... Tuttavia lui: "Eh! L'amicizia...". Spensi il fornello. Uscimmo al buio e mi misi al volante della sua vecchia Fiesta blu, sapendola impregnata dell'odore degli agnellini appena nati che aveva ospitato nel bagagliaio durante l'ultima transumanza. In aggiunta, impugnando il pomello delle marce, provai una nuova sensazione. Entrai cioè in contatto con qualcosa di molliccio. Icio si premurò allora d'informarmi: "Eh! Poc'anzi ho fatto il getto". Guidai lungo la Valcellina con un finestrino aperto in pieno inverno. Più tardi mi ammalai. Giungemmo intanto a Vaiont. Il titolare del night-club, dove Icio s'era impiegato come factotum e dove alloggiava in un sottoscala, non solo non lo pagò, ma lo buttò fuori ingiungendogli di portare via persino le sue cose. Scendemmo nel sottoscala. Vidi una branda storta ed appoggiata ad una condotta del riscaldamento. Un sacco a pelo sopra. Degli indumenti sparsi. Caricammo il sacco a pelo ed i vestiti alla rinfusa nella gloriosa Fiesta blu che puzzava di vomito nonché d'agnello e che aveva comunque trasportato le belle entreneuses del night con Icio quale fiero autista. Tornammo col finestrino aperto a Cimolais. Icio mi domandò se gli potevo fare una lavatrice. Cominciai a separare il bianco dal colorato. Lui intervenne mettendo tutt'assieme. A causa d'un giubbino viola ogni mutanda divenne ambiguamente rosa. Lui, ancora: "E adesso cosa faccio?". Risposi: "Mangiamoci i tortellini e dormiamo almeno un'ora". A Santo Stefano, sul presto, sarebbe difatti ripassato Mauro. Destinazione per noi tre: Matraia. Nella provincia di Lucca. Ospiti di Andrea Gobetti.
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venerdì, 20 maggio 2005

RICOMINCIAMO sull'ALTA VIA DEL GRANITO

postato da albertoperuffo alle 09:11 in intraisass, varia
Quando qualcuno muore si vorrebbe fermare il mondo, almeno per un momento, o, almeno, fermare se stessi per misurare «singhiozzando l'estensione dell'alba», o, di notte, pensanti, pugnalare «il cuscino in cerca del suo impossibile spazio di quiete» - così scriveva una delle mie poetesse preferite, Alejandra Pizarnik, argentina [v. Parole Verticali].
Invece bisogna ricominciare. A parlare e a scrivere.
 
Noi ripartiamo con una singolare storia, alpina, ma che parte dalla pianura. Maurizio Caleffi ci racconta Malga Sorgazza - From FERRARA to THE MALGA, la storia, vera, di una coppia di appassionati alpinisti che si trasferiscono da una delle città più pianeggianti d'Italia ai silenzi verticali di una malga trentina, nel cuore selvaggio del Lagorai. Questa sera s'inaugura l'ALTA VIA DEL GRANITO (Cima d'Asta, Gruppo di Rava), e noi abbiamo chiesto a Maurizio di raccontarci la sua storia... e ai suoi amici di fotografarla. Leggiamola >>>
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mercoledì, 18 maggio 2005

VALANGA SULL'ANNAPURNA

postato da albertoperuffo alle 09:21 in alpinismo extraeuropeo

>>> CORRIERE DELLA SERA: Intervista a SERGIO MARTINI sull'Annapurna, Versante Nord, nel 1986

>>> PLANETMOUNTAIN: La ricostruzione della tragica giornata

>>> Notizie gravi e frammentarie giungono dall'Annapurna.
Questi i COMUNICATI ANSA:

12:49 ALPINISMO: VALANGA ANNAPURNA; MORTO ALPINISTA KUNTNER
Secondo quanto riferito da Mondinelli, sul posto è già giunto un elicottero che ha portato a valle Abele Blanc, Marco Camandona e Marco Barmasse e la salma di Christian Kuntner...

11:43 ALPINISMO: VALANGA ANNAPURNA; PER KUNTNER IL QUARTO TENTATIVO
Per l'altoatesino Christian Kuntner - 42 anni di Prato allo Stelvio - l'Annapurna pare proprio una montagna maledetta...

09:35 ALPINISMO: VALANGA TRAVOLGE SPEDIZIONE ITALIANA SU ANNAPURNA (3) 
La valanga ha travolto anche Silvio Mondinelli e Christian Gobbi, che avevano già raggiunto la vetta - usciti indenni dalla disavventura...

09:15 ALPINISMO: VALANGA ANNAPURNA; CAVERI, PRONTI AD INTERVENIRE

08:58 ALPINISMO: VALANGA TRAVOLGE SPEDIZIONE ITALIANA SU ANNAPURNA (2)

08:41 ALPINISMO: VALANGA TRAVOLGE SPEDIZIONE ITALIANA SU ANNAPURNA