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domenica, 30 gennaio 2005

SHE'S MY LITTLE ROCK&ROLL

postato da lucavisentini alle 19:05 in il paese

La vedo ritornare in questi freddi pomeriggi con il pulmino dall'asilo e sento che mi affida la sua mano, a lato della strada, su e giù per i cumuli di neve.

Non ha trovato ancora una compagna con cui scambiare le figurine doppie e triple delle Winx, le magiche fatine non giapponesi in onda su Rai 2: nella valle - tranne che per il Tg 3 provinciale - i televisori sono perlopiù sintonizzati sulle reti private. Ed il paese, nel quale ci si vuole tanto bene, è anche quello raccontato dall'ultimo Premio Nobel della letteratura Elfriede Jelinek: comporta molta ignoranza, grettezza, avidità (qui da noi ad esempio la canzone intonata coralmente nelle sagre risulta "Vagabondo", degli amati Nomadi, però io me li immagino gli stessi cimoliani alle prese con un vero zingaro o semplicemente uno spiantato...). E questo Nord-Est inoltre, puntuale alla Santa Messa, si appresta a trasferire la produzione in Cina oppure in Romania: là dove una donna prende mezza paga rispetto al maschio, a parità d'orario e di mansione, soltanto perché è donna.

Farà rimbombare con la migliore gioventù la via più fashion della città in cui andrà a studiare al grido di "Borghesia assassina!"? Eviterà i sassi dall'alto ed il vuoto ad un passo per mille montagne? Sposerà un padano arricchito che la vorrà a casa mentre lui trascorre le serate al videopocker e le vacanze con i camerati in una lontana località di poverette?

Per fortuna, quando azzardo simili pensieri e quasi non sapessi che lei ballerà comunque sola, mi viene in soccorso l'amico Giacomo di Claut con ben due figlie: "Tu ti preoccupi di quel che farà Marinella fra quindici anni, io invece sono già contento se riesco a programmare qualcosa per la settimana prossima".

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sabato, 29 gennaio 2005

UNA VETTA PER LA VITA 2005

postato da marcoconte alle 18:36 in cultura
Si è tenuta nella serata di giovedì 27 gennaio la quarta edizione del premio Una Vetta per la Vita, manifestazione organizzata con cadenza annuale dal Gruppo Naturalistico Le Tracce per iniziativa di Vittorino Mason. Teatro della premiazione sono stati ancora una volta i bei locali del ristorante Tamburello di Castelfranco, «casa degli alpinisti» secondo la definizione dello stesso Vittorino. Il premio Una Vetta per la Vita, allestito con la preziosa collaborazione dell'Associazione Tamburello Cultura, viene assegnato di volta in volta ad una persona che si sia contraddistinta in qualche campo della vita, ma che abbia anche un amore verso la montagna.
Dopo i riconoscimenti attribuiti negli anni scorsi a Fausto De Stefani, il violinista Giusto Pio e Cesarino Fava, il premiato di questa edizione è l'alpinista, scrittore, giornalista e regista teatrale Spiro Dalla Porta Xidias. «Poeta e cantore dei monti alla stregua di altri predecessori,» si sottolinea nella motivazione del premio, «ha fatto dell’andare e vivere la montagna una ragione di vita, una scuola in cui crescere ed elevarsi attraverso i sentimenti e la meditazione, oltre l’azione e la forza dei muscoli». Classe 1917 e laurea in Scienze Politiche, Spiro ha alle spalle una carriera affascinante e multiforme: insegnante di lingua francese alle scuole medie negli anni della gioventù, fondatore e direttore del Teatro Stabile di Trieste, autore di trentuno libri dei quali ventidue dedicati alla montagna, presidente del GISM, autore di 107 nuove vie alpinistiche in tutta Europa, dirigente dell'Accademico e da due anni anche Socio Onorario del CAI.
Oltre ai numerosi spettatori presenti all'iniziativa, durante la serata sono intervenuti in qualità di ospiti anche noti personaggi del mondo alpinistico come Giuliano De Marchi, Gigi Zampieri, Piero Radin, Giampaolo Casarotto, Giuliano Bressan, Paolo Bonetti, Marco Peruffo, Alberto Campanile, Rinaldo Dell’Eva, Giacomo Da Riz e Ruggero Da Rold.
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DIETA (S)PREGIUDICATA

postato da mauromazzetti alle 14:05 in varia

 “I praticanti del bouldering sono visti, dalla maggior parte della popolazione arrampicatoria, come dei pigroni”. Così comincia l’articolo che si può trovare su kairn.com ed intitolato “Alimentazione dei boulderisti”. L’autrice Heather Clark motiva questa affermazione con le seguenti argomentazioni:

  • gli incriminati stanno seduti in giro al roccione, spettegolando ed arrampicando (occasionalmente) per un minuto o due al massimo;
  • gli stessi impiegano la maggior parte di energia per trasportare il crash pad sotto il masso.

Dopo un incipit di tal fatta, il tono cambia però di registro, spostando l’analisi sul piano della scienza dell’alimentazione.

Vengono così esaminate le due parole (il di-lemma) “potenza” e “durata” (sottintendendo “della prestazione”), concetti antitetici e difficilmente armonizzabili. Come guadagnare massa muscolare senza pagare pegno salato con un aumento di peso?

La (presumiamo) dottoressa Clark si addentra pertanto in un terreno che fa sicuramente la felicità degli addetti ai lavori; via quindi al rutilante valzer di proteine animali e vegetali, nobili e ig-nobili, che servono a ristorare ed a reintegrare i preziosi tessuti di chi sprigiona potenza esplosiva in pochi, durissimi movimenti concatenati a prezzo di sforzi serrati e continui.

Ed ancora carboidrati dosati con accortezza e bilancino farmaceutico. Sotto il masso “sì” senza riserve ad un cracker (uno solo, si badi), per non appesantire (…) la digestione e la conseguente irrorazione di sangue nei tessuti muscolari; “sì” ma con giudizio – e proprio se non se ne può fare a meno - a cioccolato, cubetti di gelatina dolce e caramelle (forse che gli specialisti di boulder sono nemici dei dentisti? n.d.r.).

Insomma, la vita dei forzati arrampicatori è senz’altro dura, ingabbiata com’é in schemi, vincoli, regole, norme, intrisa di biologici controlli incrociati tra cause ed effetti procurati dall’ingestione di un cibo rispetto ad un altro (ed anche di uno stesso cibo in quantità diverse, ed anche di uno stesso cibo in differenti momenti della giornata, ed anche di un mix di cibi che tenga conto dei precedenti parametri e di tutti quegli altri che non riusciamo neanche ad immaginare, gongolanti come siamo di una crassa e grassa ignoranza dietetica).

L’articolo schiude comunque uno spiraglio di speranza, forse di indulgenza, nei confronti degli ormai atterriti lettori: il messaggio è che non bisogna farsi prendere la mano dalla super specializzazione alimentare. Attenti quindi a dosi, quantità e qualità dei cibi, senza però avvitarsi in un’esasperazione integralista (nel doppio senso di cibi “bio”e di estremismi ideologici).

Tutto questo rimuginavamo ieri sera, sbucciando un’arancia e pensando ad un nostro ormai non più amico che aveva bandito la frutta dal pasto serale; tale drastica e draconiana scelta era stata compiuta per non aumentare la fermentazione gastrica intestinale, con conseguente ineluttabile aggravio dei tempi e dei modi di digestione e contemporaneo proditorio attentato ai corretti processi metabolici.

Condividiamo quindi nello spirito la considerazione apparsa su pofroad.com riguardo al citato articolo: mentre sono incentivati biscotti e frutta secca/fresca, non viene invece menzionata la francese tartiflette (pastone di formaggio e patate cotto al forno n.d.r.), peraltro tripudio assoluto di carboidrati e di proteine.

Condividiamo nello spirito ma non nella sostanza: noi laici e pagani delle province occidentali dell’impero, refrattari a sciovinistici piatti gallici, innalzeremo un totem alla cui base porremo una pietra sacrificale colma di cibi iniziatici e propedeutici (trenette al pesto, fritti misti, stoccafisso c.d. “accomodato”, farinata di ceci e focaccia alla genovese).

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venerdì, 28 gennaio 2005

INCONTRIAMOCI

Dopo il Giorno della Memoria di ieri, soffermiamo la nostra attenzione sulla lettera inviataci da Marco Vasta sull’importante serie d’incontri prevista per i giorni a venire: «Amnesty International e l’Associazione Italia-Tibet hanno il piacere di annunciare che Ngawang Sangdrol, la monaca tibetana arrestata a soli 16 anni e liberata nell’ottobre 2002, dopo aver trascorso oltre dieci anni nelle carceri cinesi, sarà in Italia dal 14 febbraio al 5 marzo 2005. La sua liberazione ha premiato l’impegno di quanti, in tutto il mondo, si sono battuti contro l’ingiusta punizione inflitta a questa giovane donna per il solo fatto di aver reso manifesta la sua opinione. La particolarità della sua storia ha fatto sì che il suo caso venisse preso come simbolo della repressione non solo del popolo tibetano ma di tutti gli attivisti non violenti oppressi da poteri brutali. In allegato, il programma relativo alla visita in Italia di Navang Sandrol, unito ad un suo breve profilo».

Un po’ di Tibet, un po’ di silenzio interrotto da parole e musica d’autore, molta montagna presentata in modo perTURBAt[t]ivo... si potrà invece vedere stasera a Palazzo Cittanova, Corso Garibaldi, in centro a Cremona. A recitare nelle parti dello spettacolo ArtVideoMix MONTAGNE SOLE SILENZIO sarà l’attore Nicola Brugnolo, reduce dall’approvazione e dallo
stupore di quasi 1000 persone e di un grande esperto della comunicazione, Reinhold Messner, lo scorso settembre. Regia del sottoscritto.
mercoledì, 26 gennaio 2005

RASSEGNA STAMPA

postato da lorenzocastelli alle 12:00 in varia

Prosegue la querelle a distanza "invernale sì, invernale no". Teatro: Shisha Pangma; Attori protagonisti: Jean Christophe Lafaille, Simone Moro, Piotr Morawski; attore non protagonista: Krzysztof Wielicki.

I nuovi sviluppi, riportati da La Provincia, riguardano il riconoscimento ufficiale da parte della China-Tibetan Mountaineering Association dell'impresa di Moro e Morawski come prima invernale assoluta allo Shisha Pangma. Mentre, sempre su La Provincia, leggiamo la risposta di Lafaille al contributo polemico di Wielicki.
[l'autore degli articoli è sempre l'infaticabile e meticoloso Giorgio Spreafico che, ricordiamo, con la sua pagine di montagna e alpinismo pubblicate settimanalmente su LA PROVINCIA compila una rubrica unica in Italia. N.d.BlogM]

Chiudiamo la rassegna stampa odierna con la singolare iniziativa del comune di L'Aquila per intitolare una cima del Gran Sasso a Papa Giovanni Paolo II.

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APPUNTAMENTI DA NON PERDERE

Incontri da non perdere nei prossimi giorni a Lecco e dintorni. Giovedì 27 gennaio, alle 21, in sala Ticozzi (Lecco, via Ongania), grazie al gruppo alpinistico Gamma e alla locale sezione dell'Uoei (Unione operaia escursionisti italiani), serata d'eccezione con tre protagonisti dell'arrampicata e dell'alpinismo britannico. Si tratta di BEN HEASON, specialista della scalata su arenaria (che presenterà "Walking in a dangerous place"), dell'arrampicatore sportivo STEVE MC CLURE ("The very big and the very small" il titolo del suo intervento) e infine dell'alpinista "classico" IAN PARNELL ("The British disease"). Un appuntamento, dunque, che va al di là delle solite immagini più o meno spettacolari delle serate alpinistiche e che punta invece, grazie alla consolidata esperienza dell'instancabile organizzatore Renato Frigerio, a presentare in tutti i suoi aspetti il mondo verticale d'Oltremanica. Ricordiamo quindi i prossimi incontri del ciclo Gamma-Uoei (sempre alle 21 in sala Ticozzi): 17 marzo 2005, il tedesco KURT ALBERT in "Vivere sopra le righe"; 6 ottobre 2005, la slovena TINA DI BATISTA in "Scelta di donna per le vette del mondo" e, il 17 novembre, l'altoatesino HELMUT GARGITTER in "Montagne sconosciute". Passiamo quindi da Lecco a Valmadrera dove, sabato 29 gennaio, alle 21, nel cinema-teatro in via dell'Incoronata, l'Osa (Organizzazione sportiva alpinisti) in collaborazione con le altre realtà e associazioni legate alla montagna, presenterà una conferenza di FAUSTO DE STEFANI, secondo italiano a raggiungere la vetta di tutti i quattordici Ottomila. Titolo della serata, da non perdere, "Lungo i sentieri dell'armonia". Chiudiamo con l'appuntamento di martedì 15 febbraio, sempre alle 21, nella sede del gruppo Gamma a Lecco (corso Promessi Sposi 23 N/1). Per il ciclo "Incontri con i testimoni" (ennesimo frutto della mente vulcanica del solito Frigerio), incontro con GIOVANNI RUSCONI, presentato da Carlo Caccia, che racconterà le sue imprese invernali degli anni Settanta del secolo scorso

martedì, 25 gennaio 2005

OGGI FA FREDDO: divertiamoci!

postato da albertoperuffo alle 12:13 in varia
E' da tempo che noi la seguiamo in rete, ma non avevamo mai avuto l'occasione di segnalarla ai lettori delle nostre news. Oggi fa freddo, così abbiamo pensato di farci quattro sane risate sull'arrampicata accompagnati dall'estro artistico di Claudio "Caio" Getto e dalla sua divertentissima galleria di COMIX. L'autore, esperto arrampicatore ed ottimo pubblicitario, è la mente e la messa in opera di tutto ciò che scoprirete entrando in www.traversella.net >>
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lunedì, 24 gennaio 2005

VENTISEI ANNI DOPO

postato da mauromazzetti alle 09:31 in varia, storia dell alpinismo

A Genova via Fracchia non evoca il personaggio-Fantozzi e l’attore Paolo Villaggio; a Genova via Fracchia sta per omicidio di Guido Rossa, sindacalista ed alpinista ucciso dalle Brigate Rosse il 24 gennaio 1979 in questa strada sulle alture della città.

A posteriori, cioè dopo la sua morte, sono stati scritti fiumi di inchiostro sulla figura esemplare di questo bellunese trapiantato in Piemonte e trasferitosi infine in Liguria; non aggiungiamo altro alle molte, approfondite, analitiche e cattedratiche discettazioni in argomento (una fra tutte quella al Filmfestival di Trento del 1999).

Ricordiamo solo il suo periodo genovese, l’iniziale scontro – anche ideologico – con Gianni Calcagno, con il quale non ebbe più rapporti, né alpinistici né personali. Le due personalità erano troppo diverse e troppo lontane per potersi attrarre e per verificare le potenziali affinità di carattere, di temperamento e di intendimenti. Eppure, il rigore morale di Calcagno ha punti di contatto con la scelta di vita “estrema” di Rossa; per entrambi la severa regola di una ferrea autodisciplina è stata alla base di una condotta di vita senza accomodamenti.

Nominandolo da vivo è una tipica espressione genovese, discretamente ipocrita e decisamente fuorviante: la morte non fa bella, ancorché lo sancisca un film americano di qualche tempo fa.

La morte non nasconde – non deve nascondere – i difetti, i dubbi, le perplessità, le incongruenze di una persona, non ne cancella le colpe e gli errori, non ne esalta – non ne deve esaltare – solo i pregi e gli aspetti positivi.

Leonardo Sciascia ha detto che “Il nostro è un paese senza memoria e senza verità, ed io per questo cerco di non dimenticare”.

Lasciamo quindi vivo il ricordo di Rossa come uomo e solo in secondo piano come alpinista: me piaxe di-i u ben e u ma-a (“mi piace dire il bene ed il male”, altro motto genovese, questo più vero e sincero n.d.r.).

domenica, 23 gennaio 2005

PAESI E AMORI (VOLUME XX)

postato da lucavisentini alle 13:10 in il paese

Oh, Carla, nel Ciòl Tramontìn! Su di me vedevi lo spallone della Cima Sandolàr e ti pareva il "manto della Vìrgin del Pincio".

Arrivasti in carne ed ossa a Cimolais, da Granada via Milano, ben prima della messinscena di Pieraccioni. Impreziosendo l'innata sensualità andalusa con un sofisticato erotismo metropolitano. Passando disinvoltamente dallo spagnolo all'italiano e dal sacro al profano. Ringraziando il Signore che ha inventato il sesso perché non c'è niente di più bello al mondo.

Eri la donna che fa sembrare ad un uomo di non essere mai stato prima di lei con una donna. L'equivalente dell'uomo nuovo di una donna che finalmente crede di scoprire insieme a lui se stessa. Un vero e proprio ciclone, in sostanza.

Mio caro amore (XX), lì dunque nell'appartato solco del Ciòl Tramontìn, alla sinistra orografica della Val Cimoliana, quand'eravamo giusto sul più bello mi domandasti: "Vuoi che t'infili un dito nel culo?". Papale papale. Ma non è questo il punto. Il punto è che dopo che io, coinvolto e spiazzato, ti avevo risposto: "No grazie, Carlita", tu, forse per incoraggiarmi o comunque sia per accreditare la tua profferta, candidamente mi rivelasti: "A Giampiero piace".

(Ciòl: canale, canalone, colatoio dove scorre l'acqua).

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sabato, 22 gennaio 2005

SUPERIVO... ANCORA LUI!

postato da marcoconte alle 19:22 in alpinismo
Tutti lo vogliono, tutti lo cercano, ma sembra che Superivoferrari ne abbia un po' per chiunque, nonostante la sua scarsa voglia di apparire e la sua meritata fama di riservatezza. Di certo non sembra una personalità che “buca lo schermo” o un animale da palcoscenico, ma un piccolo e fugace passaggio attraverso il tubo catodico l'orso biondo di Treviglio ha dovuto per forza affrontarlo. L'occasione si è presentata ancora una volta sull'emittente bellunese Telebelluno, che alcune settimane addietro aveva già ospitato Franco Miotto, sempre per iniziativa del conduttore Franco Bristot.
La messa in onda del programma, naturalmente ambientato nell'incanto della Valle dei Sogni, ha avuto luogo in tre diverse fasce orarie di domenica scorsa, 16 gennaio. Scartata l'idea iniziale di portarsi per le riprese e l'intervista verso il bivacco Cozzolino, base di partenza per molte ascensioni sull'Agnèr, la comitiva ha ripiegato sul più comodo e meno innevato Col dei Gai a 1714 metri, ultima propaggine occidentale delle Pale di San Lucano in posizione panoramica sulle sottostanti frazioni di Pont e Col di Prà. Del gruppo facevano parte anche la morosa di Ivo Federica Maslowsky e l'amico Ettore De Biasio, custode delle Pale.
Berrettone di lana in testa, sguardo a volte sfuggente di fronte all'invadenza della telecamera, Ivo ha parlato per circa venti minuti di Dolomiti, Spiz di Lagunàz, Agnèr e perfino di Schiara, ricordando la recente via aperta nel mese di settembre 2004 sulla vergine parete del Pulpito. Ma soprattutto lo scalatore bergamasco ha parlato di fantasia, qualità che gli sembra tanto indispensabile per le sue imprese verticali e che al giorno d'oggi, sono parole sue, non abiterebbe più sotto le pareti della Marmolada o delle Tre Cime. «C'è ancora molto da fare per quanti hanno voglia di cercare itinerari nuovi e fare molta fatica», conclude Ivo: «Le montagne sono grandi e c'è spazio per tutti».
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