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domenica, 31 ottobre 2004

BALLA COI LUPI

postato da lucavisentini alle 13:10 in il paese

- Qui dice che lei è stato decorato.
- Sissignore.
- E l'hanno trasferita in questo posto?
- A dire il vero sono qui su mia richiesta.
- Ah sì, perché?
- Volevo vedere la frontiera.
- Vuole vedere la frontiera?
- Sissignore, prima che scompaia.

Autunno 1990, Milano (ma potrebbe trattarsi d'una qualsiasi altra città occidentale di mare o di pianura): nelle sale cinematografiche di prima visione ci s'immedesima visceralmente in Kevin Costner od in Alzata Con Pugno.

Cimolais, autunno 2004, un campione di quegli appassionati spettatori in visita al paese: "... E scommetto che fra tutte queste montagne non prende nemmeno il telefonino. Ma chi ve lo fa fare di vivere quassù?".








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venerdì, 29 ottobre 2004

SPIRITO DELLE ANDE: l’incredibile corsa di Felipe

postato da francomichieli alle 09:15 in varia, alpinismo extraeuropeo

Nella notte nera aguzziamo la vista verso la gigantesca spaccatura della Quebrada Ishinca, ansiosi che dalla valle infossata tra i nevados di 6000 e 5000 metri spunti un segno di Felipe. Ed ecco: una lucina si intravede emergere a tratti nella boscaglia oscura, trovare ostacoli, slanciarsi di nuovo, sparire nel nulla. Poi è qui che arriva: oscilla rapidamente sulla pampa verso le nostre torce; è un attimo: le gambe baluginanti e il volto incaico del figlio della Cordillera si dipingono nel buio. Non ansima. Un minuto di sosta, due parole, un sorso d’acqua, e la sua corsa riprende verso l’infinito.

Felipe! Storia incredibile. Nato poverissimo in un caserìo della Cordillera Blanca, sopravvissuto ad ogni stento e tragedia familiare, indirizzato alla Escuela de Alta Montana “Don Bosco en los Andes” di Marcarà promossa dai volontari italiani dell’Operazione Mato Grosso, oggi, a 26 anni, è guida andina. Ma questi sono solo dati. Chi se ne importa, dei dati? La sagoma che schizza facendo la gimcana tra alberi e cespugli nella luce dei fari – sì, percGiancarlo Sardini, il direttore dell’Escuela, sta cercando di seguirlo per un po’ con la Land Rover perché io possa filmare la corsa oscura –, questo ragazzo antico che davanti a me scivola rapido a 3600 metri, è per me stupore puro, il riscatto mai veramente comprensibile dei margini del mondo. Cosa fa? Oggi, domenica 23 maggio 2004, vuole percorrere di corsa, in giornata, l’Alta Via “Don Bosco” della Cordillera Blanca, dal rifugio Ishinca 4350 m, al Rifugio Perù 4765 m, passando per il rifugio Huascaran 4670 m; ovvero il tratto principale del nuovo trekking in quota ideato nel 2002 nell’ambito dell’Escuela in cui si è formato, già percorso con soddisfazione da molte decine di italiani; i quali, sulla distanza in questione, impiegano di solito sette-otto giorni. Sono 60 km (senza contare le innumerevoli deviazioni e curve, con cui si arriva forse a 80), con circa 4600 m di dislivello in salita e quasi altrettanti in discesa, tra i 3300 e i 4850 m di quota e in buona parte senza sentiero. Ma anche questi sono maledetti dati. «Solo uno di loro può correre in questo modo, al buio, in mezzo a campi e capanne – si lascia andare Giancarlo quando Felipe si è dileguato -. Se lo facessi io, dopo dieci secondi avrei cinque o sei cani attaccati ai polpacci!». Non oso pensare cosa capiterebbe a me. Meglio aver fiducia in questi ragazzi, sapere che loro invece possono passare in pace, come Adamo tra le fiere dell’Eden.

Il nostro amico è partito alla 4 del mattino dai 4350 m del primo rifugio, è sceso verso i 3600 m per compiere una lunga traversata ai piedi dei colossi andini a quote di poco superiori, poi salirà a due terzi d’altezza del Huascaran, massima cima peruviana, per girarvi dietro verso la sua meta. I suoi compagni di andinismo si distribuiscono lungo il percorso: quasi tutti poco più che ventenni, da ragazzini dei campi si sono trasformati in esperti dei glaciares. Oggi incitano l’amico che ha tirato fuori una resistenza sconosciuta perfino a loro, gli portano acqua e viveri qua e là, corrono un pezzo di via con lui. L’anno scorso Felipe aveva già compiuto un’impresa simile: dal Rifugio Ishinca aveva salito e sceso a ripetizione il Tocllaraju 6032 m, il Nevado Urus 5420 m e il Nevado Ishinca 5530 m; 7000 metri di dislivello fra salite e discese a quelle quote in poco più di 8 ore. Anche allora avevo assistito a tutta la giornata, era stata un’esperienza rivoluzionaria. Ma la corsa di oggi è molto più dura, lo so benissimo perché in passato ho fatto anch’io lunghe corse in montagna, e questa alta via la conosco a menadito. Qui non si tratta di spaccare in pezzi i dislivelli con gambe d’acciaio, ma di macerarsi in un saliscendi continuo su un terreno più che sconnesso, tenendo un ritmo da vigogna in corsa da prima dell’alba a dopo il tramonto. Mentre la Cordillera s’inonda di luce, noi ci trasferiamo nella Quebrada Llanganuco, a nord ovest del Huascaran sotto la famosa parete salita in solitaria da Renato Casarotto, dove da un selvaggio canalone dovrà scendere Felipe. Arriva saltellando di masso in masso giù per le pietraie infinite dopo un’attesa parsaci interminabile, durante la quale in poche ore ha coperto tappe di molti giorni. Ora il suo volto ha i segni dello sforzo incredibile, e ha una gamba fasciata. Ma bevendo e mangiando qualcosa con noi, è comunque in vena di scherzare. Quando lo intervistai l’anno scorso mi raccontò che per tutto il tempo della corsa sulle tres cumbres aveva pensato ai sui compagni, e aveva pregato ringraziando Dio per la bellezza della montagna e per aver avuto tanto aiuto dalla scuola d’andinismo, chiedendo la forza di resistere. So che oggi è nello stesso stato d’animo; stato che noi non possiamo condividere veramente, perché non sappiamo niente di una vita di pura sopravvivenza fin dalla prima infanzia. Possiamo solo scompaginare le nostre classifiche e i nostri schemi di merito, mandare tutto al diavolo e ricominciare a pensare mettendoci rasoterra.

L’antico corridore Inca riparte col suo messaggio invisibile da consegnare a nessun imperatore, accompagnato dall’amico Jaime, che corre con lui le ore finali. Arriveranno al Rifugio Perù con le ultime luci del precipitoso tramonto tropicale, tra i ghiacci degli Huandoy e del Pisco. Noi stolti post-colombiani prendiamo il tempo record di Felipe Paulino Olivo: 13 ore e 58 minuti. Premio materiale: un caloroso brindisi con gli amici. Stavolta pago io.

 

Nota: sull’alta via della Cordillera Blanca sono stati pubblicati servizi su Alp GM n. 15 Cordillera Blanca e sui numeri 263, 270 e 274 (ora in edicola) della Rivista della Montagna. OperazioneMato Grosso Perù: www.rifugi-omg.org, e-mail andesdbosco@hotmail.com.

giovedì, 28 ottobre 2004

IN PACE CON SE STESSI

postato da mauromazzetti alle 10:33 in varia

Durante una conferenza stampa tenuta presso la stazione dei vigili del fuoco di Monroe, Washington, Stati Uniti, il pompiere Matt Little ha affermato di essere in pace con se stesso, di non provare rabbia od altro sentimento negativo, a causa della morte del suo compagno di cordata.

“Stava facendo quello che amava fare”, ha detto Little, 23 anni, mentre una valanga ha sorpreso lui ed il suo compagno di cordata Aaron Koester, 21 anni.

Nonostante i frenetici sforzi compiuti, Little non è stato infatti in grado di salvare il suo amico.

La notizia è controcorrente, abituati come siamo alla montagna assassina, alla montagna che non perdona, ad una lotta con l’alpe senza esclusioni di colpi e senza rispetto per i valori morali essenziali ed imprescindibili.

Vale la pena fermarsi un momento a riflettere.

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mercoledì, 27 ottobre 2004

CERRO TORRE 30 ANNI DOPO: Lecco festeggia il trentennale della spedizione di Casimiro Ferrari del '74

postato da lorenzocastelli alle 15:54 in storia dell alpinismo

"Visto dalle strade di Lecco, trent’anni dopo il Cerro Torre è un tuffo al cuore. Ti viene incontro dai muri lungo le strade, da giganteschi manifesti che sembrano squarci di paesaggio. Magnifico, selvaggio, una lama slabbrata di granito rosso orlato di ghiaccio, una guglia da vertigine nella quale lo sguardo s’impiglia. Ecco, potresti restare lì a guardarlo per un’ora, il Torre, se non fosse per il colpo di clacson alle spalle che ti fa ripartire [...]"

Inizia cosi il bell'articolo pubblicato oggi su La Provincia che ricorda l'impresa compiuta il 13 gennaio 1974 dai Ragni di Lecco sulla Ovest del Torre.

Sono diverse le iniziative organizzate per l'occasione: dalla mostra fotografica "La nostra Patagonia" (Villa Viscontea) alla "Libri alla fine del mondo", mostra sui volumi sulla Patagonia e le sue montagne presso la Biblioteca civica. Ma anche: serata di diapositive sulla spedizione del '74 presentate da Daniele Chiappa domani sera alle 20:30 al Cenacolo Francescano; sabato sera alle 20:30 sempre al Cenacolo Francescano la proiezione del film «Torre del Vento» vincitore del Festival della Montagna di Trento del '75. In sala i componenti della spedizione.


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martedì, 26 ottobre 2004

ITINERARI DI FUOCO: spigolo-del-velo + a-la-guerre-comme-à-la-guerre

Tempo fa avevamo annunciato la spit-sput/tatura [non prendete paura, to spit in inglese, in origine, significa proprio “sputare”] di uno dei più celebri itinerari delle Dolomiti, lo Spigolo del Velo sulla Cima della Madonna, Pale di San Martino. Sulle modalità-qualità-funzionalità di tale operazione poco si sapeva. Ora qualcosa di più si sa. C’è chi pone, chi dis-pone e chi in-dis-pone. E a volte una moltitudine im-pone. Impone una riflessione, specie dopo il putiferio di opinione sollevatosi sul forum di planetmountain a seguito del “post illustrativo” SPIGOLO DEL VELO. Un vero e proprio itinerario di fuoco, a-la-guerre-comme-à-la-guerre, come lo furono, per altri ben più terrificanti versi, le zone “strategiche” delle nostre montagne.


A LA GUERRE COMME À LA GUERRE è il titolo dell’importante rassegna di
cinema internazionale organizzata dal circolo Nanook di Vicenza partita lo scorso 14 ottobre e ricca di appuntamenti fino al 19 novembre. Shoulder arms, Maciste alpino, Westfront, Prigionieri della Guerra 1916-1918, Su tutte le vette è pace, La grande guerra, Uomini contro - questi i film in programma con interventi di studiosi, artisti, musiche dal vivo e specialisti del settore. Sedi della rassegna, curata dall’infaticabile Moreno Menarin [che perdonerà il nostro leggero ritardo, causa rodaggio blog], l’auditorium del Museo del Risorgimento di Vicenza e il Cinema Busnelli di Dueville. Qui il programma dettagliato.


lunedì, 25 ottobre 2004

SENTIERI MOTORIZZATI?

postato da marcoconte alle 21:35 in varia
Gli appassionati di montagna raramente seguono con attenzione l'evoluzione nell'universo di norme giuridiche che caratterizzano, e talvolta affliggono, la società contemporanea. Al contrario, politica e burocrazia vengono quasi sempre relegate dall'alpinista nell'insieme di cose superflue che si abbandonano a bassa quota e si lasciano più volentieri alle spalle.
Ciononostante, un visita saltuaria al sito internet del Senato della Repubblica, nella sezione dedicata ai progetti di legge, può talvolta risultare istruttiva per quanti amano trascorrere il proprio tempo libero all'aria aperta e lontani dal rumore del traffico cittadino. Il proverbiale sasso nello stagno è stato lanciato da Cristina Contento sul Corriere delle Alpi di Belluno di domenica 24 ottobre: «CAI e ambientalisti si scagliano contro l'ultima frontiera in tema di accesso ai monti. Un disegno di legge apre i sentieri alle moto trial e le strade bianche ai fuoristrada che paghino pedaggio».
Il disegno di legge incriminato, registrato col progressivo S.2991 e datato 15 luglio 2004, giace per il momento nel limbo della lista d'attesa di Palazzo Madama, ma non ha mancato di suscitare un vespaio anche sull'ultimo numero dello “Scarpone”, pubblicazione ufficiale del Club Alpino. Il documento, firmato da Valerio Carrara e sottoscritto da altri 32 senatori della CDL, permetterebbe tra i vari articoli il transito delle moto da trial sui sentieri; il parcheggio fuoristrada su fondi privati previa autorizzazione del proprietario (e cosa succede quando quest'ultimo abita lontano?); la libera circolazione automobilistica sulle strade bianche di montagna dietro versamento di un pedaggio e diverse altre novità.
Diversi esponenti del CAI veneto e delle associazioni ambientalistiche sono ora pronti a dare battaglia. Fabio Favaretto della Commissione TAM, apprendiamo ancora dal Corriere delle Alpi, ipotizza illegittimità costituzionale in quanto la materia sarebbe di competenza esclusiva delle Regioni; «Siamo alle solite», prosegue Bruno Zannantonio della Commissione Sentieri: «Chi ha denaro e jeepponi passa». Toio De Savorgnani di Mountain Wilderness dà infine appuntamento a tutti per il 7 novembre in Cansiglio per l'abituale manifestazione a salvaguardia dell'ambiente naturale.
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VOTO PER BUSH, SCALO PER KERRY

postato da mauromazzetti alle 11:08 in varia, alpinismo extraeuropeo

La notizia non è freschissima ma vale la pena di essere segnalata, in prossimità della grande corsa alla presidenza degli Stati Uniti d’America.

Il sito di rockandice riporta infatti che un gruppo di arrampicatori – sostenitori dello sfidante John Kerry - ha salito simultaneamente le 54 cime dello Stato del Colorado chiamate “le quattordici”; lasciato da parte il nostro sistema metrico-decimale, proviamo a ragionare con i piedi, nel senso di unità di misura. Le 54 cime, alte più di 14.000 piedi, sono quindi superiori a 4.267 metri e rotti; riguardo all'aspetto tecnico, veniamo a sapere che le condizioni trovate non sono state ottimali, a causa della prima neve caduta.

Gli organizzatori dell’iniziativa, forse guidati da uno spirito minimalista non propriamente usuale negli americani, hanno inteso limitare al Colorado la loro opera di sensibilizzazione socio-elettorale.

Per ulteriori approfondimenti si può visitare il sito climbers4kerry, contenente varie sezioni tematiche.

Viene da pensare a come andrebbero le cose in Italia, tenuto conto delle provenienze geografiche di due dei nostri leaders politici. Si potrebbe quindi ipotizzare, in alternativa e per par condicio, una “Grigna marathon” oppure una cronoscalata del colle di S. Luca a Bologna…

domenica, 24 ottobre 2004

MAURO, ICIO E LA MARIA

postato da lucavisentini alle 18:52 in il paese
A Cimolais può succedere una sera che mentre cucini le midolline per la Maria suoni il campanello di casa. Entrano Mauro ed Icio. Il secondo racconta di avere trovato il compare sotto il tavolo d'un bar a Claut, dopo la scialpinistica del Monte Pradut, e che lo sta riportando ad Erto. Il primo si riaddormenta sul divanetto della cucina abbracciato alla vecchia, la quale sgrana gli occhi allibita e compiaciuta. Intanto, la pastina cuoce. Ed al riguardo Icio ti suggerisce che è pronta. Tu affermi di saperlo, però non spegni il fornello. Lui ribadisce che quando la minestrina fa quel rumore lì vuol dire che è pronta. Gli spieghi allora che alla Maria piace un po' scotta e... Mauro si sveglia. Con il suo vocione esclama: "Aaah, questa no!". Restate ammutoliti. Continua: "Questa, Icio, proprio no!". Icio ti guarda, guarda la Maria, cerca sostegno: per cosa? Mauro conclude: "Ne ho viste di canagliate nella mia vita ma questa le batte tutte quante: rubare la minestra alle vecchie: vergognati Icio!". Mauro non vuole più avere niente a che fare con un tale personaggio miserabile e se ne va via. L'amico buono lo rincorre, gli dice che ha frainteso, che deve riaccompagnarlo al loro paese. Tu e la Maria vi mangiate lietamente le midolline.
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venerdì, 22 ottobre 2004

LEOPARDI DELLA NEVE

postato da albertoperuffo alle 11:38 in alpinismo extraeuropeo

SNOW LEOPARD: mentre lo “Snow Leopard” italiano Simone Moro è in partenza per riprendere il progetto incompiuto dell’anno scorso, la salita invernale dello Shisha Pangma (la spedizione si può seguire su www.simonemoro.com) arriva la notizia della morte di un altro, giovanissimo, Leopardo delle Nevi, l’onorificenza data agli alpinisti che hanno salito i cinque 7000 ex-sovietici (in verità, contro nostra convinzione, facendo una ricerca sui cinque settemila da salire per accollarsi l’ambito riconoscimento, abbiamo scoperto che Simone è un Leopardo delle Nevi incompiuto, quanto lo sono i cinque settemila: nella spedizione Snow Leopard 1999 gli è sfuggita la quinta cima per il classico attacco di dissenteria da cui il forte alpinista bergamasco sembra essere perseguitato). L’infausta notizia arriva dalla Spagna: il giovane alpinista basco Xabier Ormazábal è morto pochi giorni fa mentre scendeva dalla cima del Cho Oyu, il suo secondo ottomila a seguito dello Shisha Pangma appena salito. Una forte tormenta di neve sembra averlo bloccato all’ultimo campo, sopra i 7600 metri, dove è stato ritrovato senza vita da alpinisti italiani. Xabier aveva appena 23 anni. Davvero una triste notizia nel cinquantenario della prima salita della Dea del Turchese.

giovedì, 21 ottobre 2004

TV, STAR TREKKING e Re Laurino

postato da andreasalva alle 20:36 in varia

Due giornalisti percorrono a piedi la strada che dal Gardeccia porta al rifugio Vaiolet, discorrendo allegramente con la cantante Iva Zanicchi.
Così inizia il programma tv dal titolo "Star Trekking", in onda ogni mercoledì alle ore 23 e 40 su Rai Tre.
I tre camminano poco e parlano tanto, il conduttore fa delle battute apparentemente esilaranti che però capisce solo lui, l'ora è tarda e un occhio già mi si chiude. Dal cinescopio emergono tentativi di simil-arrampicata sui sassi al bordo della strada, poi usi improbabili della bussola da parte del secondo autore, introducono l'intervista all'ospite vip.
Mi accomodo il cuscino dietro la testa perché sento il torpore che precede il sonno.
Finalmente il trio si ferma per un pranzo al sacco sui prati alla base della Punta Emma.
Sbucano una bottiglia di bianco e raffinati bicchieri in vetro. Il conduttore attacca deciso salumi e formaggi. La Zanicchi, palesemente sovrappeso, mastica titubante un pezzo di formaggio, parlano ancora, il mio sguardo sale verso la Punta Emma. S'intravede il percorso della via Steger: che grande classica!
All'improvviso un forte rumore di ferraglia, un uomo robusto con una lunga barba rossiccia ed un'armatura corre verso i tre brandendo uno spadone; egli infierisce sui malcapitati menando fendenti a destra ed a manca, risparmia solo la bottiglia. "Ma chi è?" - penso sobbalzando dal divano.
L'energumeno, compiuto il suo feroce atto, esclama con fare regale: «Dovete portare rispetto, le mie crode non sono contorno, sono il primo piatto». Ritornato sul divano penso: "Accidenti ma quello deve essere Re Laurino!" - la faccenda inizia ad essere interessante.
Il re monta in piedi su un masso e dice «Sono anni che vi osservo da lassù (presumo parli della Croda di Re Laurino), prima le automobili, poi gli impianti, adesso la tv dei vip, è ora di finirla, ritornerò e farò ancora giustizia!» - poi si scola la bottiglia e sparisce.
Mi sveglio che la trasmissione è terminata. Se qualcuno sa come è andata a finire mi faccia sapere.











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